La voce dei Presidenti delle Sezioni Regionali SIP

Dalla Lombardia alla Sicilia una fotografia dell'impatto che la pandemia ha avuto sui territori

“L’esordio della pandemia, come si sa, è stato in Lombardia e quindi sono stati proprio i bambini e gli adolescenti della nostra regione a sperimentare per primi le chiusure scolastiche, la riduzione delle attività sportive, ricreative, e di tutte quelle che sappiamo essere essenziali per il normale sviluppo del bambino”. A ricordalo è Raffaele Badolato, Presidente della Sezione Regionale SIP Lombardia, riflettendo su quale sia stato l’impatto che il Covid-19 ha avuto su bambini e adolescenti. La chiusura delle scuole, in particolare “ha comportato effetti sui livelli di istruzione- ricorda il pediatra- Gli ultimi dati Invalsi, che misurano periodicamente il livello di apprendimento, hanno, infatti, dimostrato che gli adolescenti hanno dei seri deficit in termini di cognizioni acquisite in questo periodo di tempo”. Tutto ciò “non potrà che avere un impatto sulla loro formazione universitaria- evidenzia Badolato- e dunque sulla loro successiva capacità di raggiungere delle competenze lavorative adeguate”.

Non solo. Il Presidente lombardo ricorda gli altri effetti collaterali della pandemia: “E’ sempre maggiore il numero di bambini che si rivolgono a noi pediatri per sovrappeso, obesità o malattie di ambito più strettamente psicologico se non psichiatrico”.

Problematiche, queste ultime, che riguardano tutta la penisola. “Da vari studi nazionali e internazionali vediamo che c’è stato un incremento notevole dei disturbi psicologici, soprattutto stato d’ansia, depressione e disturbi alimentari che spesso coesistono insieme. Questo ovviamente dipende dagli stili di vita che sono cambiati durante la pandemia, con l’aumento in particolare della sedentarietà”, sottolinea Elisabetta Cortis, Presidente della Sezione Regionale SIP Lazio. “Si è visto- continua la pediatra- che il 50% dei ragazzi faceva un’attività fisica notevolmente ridotta. Tutti i pediatri- evidenzia Cortis- hanno ravvisato un aumento dei disturbi alimentari sia nel senso bulimico che in quello anoressico. E questo non riguarda solo le giovani adolescenti ma anche i maschi, che prima erano molti meno. C’è stato poi un abbassamento dell’età tanto che oggi vediamo anche bambine anoressiche prepubere”.

Anoressia, bulimia, obesità tra i disturbi più diffusi ma non solo. “La nostra impressione è stato anche un aumento dei disturbi selettivi dell’alimentazione, ossia una polarizzazione eccessiva verso un numero limitato di alimenti”, spiega Fabio Cardinale, Presidente Sezione Regionale SIP Puglia. “Con la chiusura delle scuole- dice- i bambini non consumano i cibi in presenza di altri coetanei e questo in qualche modo può favorire un’eccessiva attenzione verso un numero limitato di alimenti. Una situazione che certamente non fa bene per la salute dei piccoli sia sotto il profilo organico sia sotto quello psichico”.

Lorenzo Iughetti, Presidente Sezione Regionale Emilia Romagna, evidenzia come accanto alle problematiche alimentari si registri anche “la presenza di una diffusa sofferenza dal punto di vista psicologico, sofferenza che si traduce in un aumento delle difficoltà per ragazzi e bambini, travolti dalla pandemia”. In particolare “sono stati evidenziati il ritiro dalla vita sociale- dice- e purtroppo anche un aumento dei tentativi di suicidio o di autoaggressione. Tutti sintomi- dice Iughetti- che hanno portato a un aumento di accessi ai pronto soccorso pediatrici nella nostra regione e a un incremento di ricoveri per patologie di tipo psichiatrico”.

I numeri lo mettono nero su bianco. “Per quanto riguarda la Campania la situazione è stata fotografata dall’unità di Neuropsichiatria infantile dell’università Federico II diretta da Carmela Bravaccio”, ricorda Giuseppe Parisi, Presidente della Sezione Regionale Campania della SIP. Facendo un confronto tra il 2019 e il 2021 “i dati dimostrano che in età pediatrica c’è stato un aumento di molte patologie neuropsichiatriche: le psicosi sono passate dal 9% al 14.6% del totale dei ricoverati; i disturbi della personalità dal 4.7% al 11.5%; le nevrosi depressive dal 4.3% al 10.2%; le nevrosi escluse quelle depressive dal 5.1% al 12.7%, ma soprattutto sono aumentati i disturbi del comportamento alimentare segnatamente l’anoressia ed altre che sono passati dall’8% al 16% e complessivamente sono la maggioranza di tutti questi disturbi”.

Realtà che non risparmia le isole, come la Sardegna. “La nostra regione esce dalla pandemia con una serie di problemi da affrontare e ora è importante che si riprendano le fila della corretta educazione alle famiglie, dell’accompagnamento di bambini e adolescenti verso un ritorno ad abitudini di vita e alimentari più corrette”, auspica Rosamaria Mura, Presidente Regionale SIP Sardegna.

Uno sguardo al futuro che lancia anche Giovanni Pajno, Presidente Regionale SIP Sicilia. “La nostra sfida è continuare a curare gli aspetti psicologici del Covid e soprattutto portare avanti la campagna vaccinale- dice- Tenere aperte le scuole è importante e la vaccinazione anti-Covid in età pediatrica serve proprio a questo: consentire ai bambini di andare a scuola per evitare gravi disturbi alimentari e psicologici a loro carico”.

Lombardia, Lazio, Puglia, Emilia Romagna, Campania, Sardegna e Sicilia, sono le regioni coinvolte dal progetto di Eni Foundation ‘Non siete soli’, un’iniziativa svolta in collaborazione con la Società Italiana di Pediatria (SIP), il Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta (CISOM) e la Fondazione Banco Alimentare e della Caritas Ambrosiana per offrire un supporto concreto a bambini e adolescenti, e alle loro famiglie, che versano in situazioni di disagio sociale e manifestano disturbi alimentari con lo scopo di dare una risposta emergenziale sia alle fragilità economiche che al disagio psicologico in cui versa questa fascia di popolazione.