Covid, Esposito: Vaccinare anche bimbi con disturbi neurocomportamentali, hanno difficoltà a portare mascherina

In diretta sui social le risposte degli esperti ai dubbi dei genitori

“Non c’è alcun nesso tra vaccinazioni e autismo, la letteratura scientifica è ricca di studi al riguardo e ormai sappiamo benissimo che non c’è alcuna associazione. Questo vale anche per il vaccino contro il Covid. Per contro, i bambini e ragazzi con disturbi neurocomportamentali hanno difficoltà a portare la mascherina, se la tolgono e proprio per questo vanno protetti col vaccino. Questo vale anche per quei pazienti pediatrici che hanno problemi neurologici o altre malattie rare o croniche che causano disturbi del neurosviluppo”. A dirlo è Susanna Esposito, responsabile del Tavolo Tecnico Vaccinazioni e Malattie infettive della Società Italiana di Pediatria (SIP) e ordinario di Pediatria presso l’Università di Parma, nel corso della diretta social organizzata dalla Società scientifica per rispondere ai dubbi e ai quesiti dei genitori sul vaccino contro il Covid-19 in età pediatrica.

CON VACCINO MIOCARDITI IN BAMBINI MOLTO RARE

“Nella fascia di età tra i 16 e i 24 anni, prevalentemente nella popolazione maschile e dopo la seconda dose di vaccino, si è osservato un rischio aumentato di miocarditi. Tuttavia, se consideriamo complessivamente questo rischio, parliamo di una frequenza dello 0,000004%. Si tratta, perciò, di un evento estremamente raro”, ha spiegato Esposito rassicurando i genitori.

Guardando poi al rapporto tra dosi somministrate e casi di miocardite, aggiunge l’esperta, “questo rischio si osserva ogni 50mila dosi. In compenso- tiene a sottolineare Esposito- possiamo dire che il Covid determina un una quota non trascurabile di casi il coinvolgimento cardiaco con la possibilità di problemi persistenti nel tempo. Di contro, tutti coloro che hanno sviluppato una miocardite dopo il vaccino sono stati trattati con farmaci antifiammatori e sono completamente guariti”.

A questo proposito è intervenuto anche Guido Castelli Gattinara, Presidente della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP), ricordando che “il Covid comporta un rischio di sviluppare miocarditi 37 volte superiore in chi contrae la malattia. Le miocarditi che sono aumentate e che hanno richiesto ricoveri in terapia intensiva- aggiunge l’esperto- sono state causate dal Covid e non dal vaccino. Nei bambini tra 5 e 11 anni, i casi di miocardite dopo vaccino sono eccezionali (11 casi su 9 milioni di vaccinazioni) sono di solito molto lievi e transitorie, ed è possibile che questi si sarebbero verificati anche senza vaccino”.

VACCINO A MRNA NON INFLUISCE SU FERTILITÀ

“Non vi è alcun criterio di plausibilità per credere che un vaccino a mRna possa influire sulla produzione di ormoni o comunque su tutto ciò che riguarda la fertilità/sterilità. Anzi possiamo dire che dai dati relativi alle nascite, non vi è stato alcun impatto negativo della vaccinazione Covid sulla fertilità”, ha assicurato ancora Esposito per rispondere ai dubbi e ai quesiti dei genitori sul vaccino contro il Covid-19 in età pediatrica.

La professoressa ha sottolineato come i dati pubblicati provengano dagli Stati Uniti dove, ad oggi, sono state somministrate più di 8,7 milioni di dosi nella fascia d’età 5-11 anni e molti milioni di dosi nella fascia 12-18 anni.

Riguardo alle alterazioni del ciclo mestruale, l’esperta ha chiarito che “sempre negli Stati Uniti, sono stati raccolti dati allargati, quindi non solo nella fascia pediatrica, che hanno coinvolto tutta la popolazione in età fertile e che hanno dimostrato come non vi sia alcun impatto del vaccino sul ciclo mestruale. È stato, inoltre, rilevato come i disturbi del ciclo mestruale o i sanguinamenti tra una mestruazione e l’altra, riportati da alcune donne, non fossero causati del vaccino, ma fossero abituali disturbi del ciclo mestruale. Questo è talmente vero- ha tenuto a precisare Esposito- che tra le Faq per le donne in età fertile che desiderano una gravidanza vi è l’indicazione di fare la vaccinazione e di non interrompere la gravidanza qualora dovessero rimanere incinte a breve distanza temporale dal vaccino”.

SERVE CAUTELA NEL DIRE CHE COVID DIVENTERÀ PRESTO ENDEMICO

“Attualmente con le varianti ci siamo trovati davanti a virus con una capacità di trasmissione diversa e sempre più elevata e, al contempo, una aggressività inferiore. Molti dicono che il virus si stia adattando all’uomo, diventando meno grave. Sono, però, molto cauta nel concludere che il virus possa diventare endemico in breve tempo perché questo è un virus nuovo, che si replica molto facilmente e ci riserva sempre nuove sorprese”, ha avvertito poi Esposito.

“Anche nel momento in cui trovassimo una variante poco trasmissibile ma molto aggressiva, questa rischierebbe di causare malattie particolarmente gravi in specifiche popolazioni che oggi non possiamo definire. Per questo- afferma in chiusura- resta importante vaccinare, tenendo presente che molte valutazioni epidemiologiche vengono fatte nel corso del tempo, ma non possono portarci a concludere che più il virus si diffonde meglio è”.