Iossa (I.C. Galilei): “Istituire in ogni scuola la figura dello psicologo”

Pizzutilo: “Gli insegnanti dovrebbero essere maggiormente formati sui temi dell’educazione alimentare”

L’adolescenza è una fase molto delicata della vita, durante la quale i ragazzi hanno difficoltà ad accettare i cambiamenti del loro corpo e sviluppano “un senso di insoddisfazione che cercano di colmare prendendosi cura del loro aspetto, cercando di irrobustire il loro fisico anche per rafforzare la propria immagine interiore”. Nei casi più gravi questa attenzione alla forma fisica, alla corretta alimentazione e all’aspetto diventa ossessiva e sfocia nella vigoressia che è un disturbo dell’immagine corporea. “Gli adolescenti sono insicuri e si paragonano di continuo agli altri. In questo, rilevante è il ruolo dei media, che propongono continuamente il mito della bellezza (intesa come magrezza, tonicità, giovinezza, aderenza a certi canoni tipici del moderno occidente) come unico modello per raggiungere il successo, la felicità, la realizzazione di sé e il riconoscimento sociale. Articoli su riviste, pubblicità e programmi in tv, video e immagini sul web incitano a perseguire certi standard, condannando il minimo difetto ed instillando senso di colpa e vergogna in chi è ‘diverso’. Tutto ciò può sfociare facilmente anche in disturbo alimentare perché pur di diventare ‘belli’, si finisce per ricorrere a rimedi sicuramente poco sani”. Antonietta Iossa, dirigente scolastico dell’istituto comprensivo Galilei di Taranto, sottolinea la stretta relazione che c’è tra l’esposizione dei ragazzi alle immagini proposte dai media e il rapporto con i loro corpi che cambiano. “La scuola- prosegue la dirigente- pur facendo educazione dei media, da sola non è in grado di contenere il fenomeno che ha un notevole impatto su tutta la società. Questi aspetti dovrebbero far riflettere le autorità competenti in modo da istituire, definitivamente e non solo su progetti, la figura dello psicologo in ogni scuola”. Secondo Iossa, inoltre, determinante è il ruolo della famiglia: “perché ciò che si fa a scuola dovrebbe essere continuato dalle famiglie. Un genitore adeguatamente sensibilizzato e formato sicuramente può evitare errori che inevitabilmente si ripercuoteranno sui figli”.

Le difficoltà relazionali ed emotive tipiche dell’adolescenza hanno subito un ulteriore contraccolpo con la pandemia che, sottolinea la dirigente, “ha avuto sicuramente un impatto negativo anche per quanto riguarda l’educazione alimentare dei ragazzi che per troppo tempo si sono visti chiusi in una condizione di solitudine. Nella nostra scuola per fortuna non mi è stato riferito nessun caso di disturbi del comportamento alimentare. Nel nostro istituto non abbiamo progetti specifici, ma- tiene a precisare- almeno per quanto riguarda un numero di bambini della scuola dell’infanzia e della scuola primaria, siamo molto vigili durante l’ora della mensa. Viene costantemente controllato il pasto sia per quanto attiene alle calorie che al peso delle porzioni, nonché alla corretta conservazione”.

Nella scuola sono già tante le iniziative che vengono intraprese durante le normali attività didattiche nell’ambito delle quali i docenti (in modo particolare quelli di scienze) affrontano spesso questa problematica”, osserva Manuela Pizzutilo, docente italiano, storia e geografia, secondo la quale “sarebbe utile intraprendere percorsi formativi per tutti i docenti che abbiano ricadute nella didattica quotidiana ed extracurriculare. Penso che gli insegnanti dovrebbero essere maggiormente formati, così da trasmettere conoscenze e competenze specifiche ai ragazzi”, conclude.