Sensibilizzare, ascoltare, aiutare. Le parole chiave di ‘Non siete soli’

Il Presidente di Eni Foundation fa un bilancio del progetto

Sensibilizzazione; ascolto e supporto psicologico; distribuzione di generi alimentari e materiale informativo. Questi i tre pilastri di ‘Non siete soli’, il progetto promosso da Eni Foundation e realizzato in collaborazione con la Società Italiana di Pediatria (SIP), il Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta (CISOM), la Fondazione Banco Alimentare e la Caritas Ambrosiana. Conclusa a dicembre, l’iniziativa ha avuto l’obiettivo di offrire un supporto concreto a bambini e adolescenti in situazioni di disagio sociale a causa della pandemia e che hanno manifestato disturbi alimentari, con lo scopo di dare una risposta emergenziale sia alle fragilità economiche delle famiglie che al disagio psicologico dei giovani.

I NUMERI

“L’attività di sensibilizzazione che abbiamo portato avanti insieme alla SIP ci ha permesso di raggiungere oltre 200 testate giornalistiche nazionali e locali, 11.000 studi pediatrici, 4.000 dirigenti scolastici e oltre 700 scuole- spiega Domenico Giani, Presidente di Eni Foundation- e attraverso gli istituti scolastici siamo riusciti a dare voce direttamente agli adolescenti che hanno vissuto questo periodo di forte stress e disagio, un periodo che ha portato a un aumento di ben il 30% dei disturbi alimentari tra i giovani”.

Non solo. “Insieme a CISOM abbiamo portato avanti uno sportello di ascolto psicologico rivolto a genitori e caregiver di ragazzi con disturbi dell’alimentazione e giovani maggiorenni- spiega ancora Giani- mentre la Caritas Ambrosiana ha promosso un’attività di counseling territoriale”. Una serie di azioni grazie alle quali “abbiamo dato assistenza ad oltre 1000 persone”, evidenzia il Presidente di Eni Foundation. “Le telefonate che abbiamo ricevuto hanno dato voce a problematiche di disagio alimentare di persone di età compresa tra i 7 e i 25 anni, con una prevalenza di genere femminile”. Tra i principali disagi riferiti: diminuzione significativa dell’assunzione di cibo, eccessiva tristezza, marcato perfezionismo, perdita d’interesse, smodato esercizio fisico, isolamento dagli amici. “Il 60% di queste persone ha evidenziato poi problematiche relazionali, in particolare con entrambi i genitori”, spiega ancora Giani.

Il terzo step del progetto ha riguardato la distribuzione di generi alimentari e materiale informativo in sette città italiane. “Insieme alla Fondazione Banco Alimentare, alla Caritas e a CISOM abbiamo dato aiuto concreto a oltre 12.000 famiglie a Milano, Roma, Napoli, Ravenna, Taranto, Gela e Porto Torres- ricorda il Presidente Eni Foundation- I dati e i resoconti dei nostri partner e degli operatori che hanno reso possibile questo progetto, confermano che il nostro è stato un intervento davvero importante e necessario”.

LO SCENARIO

“Il rapporto della Caritas italiana dell’ottobre 2021 ci dice che oggi si contano oltre 1 milione di poveri assoluti in più rispetto al pre Covid- sottolinea Giani- in totale si tratta di 5 milioni e 600mila persone pari a 2 milioni di famiglie. Sono numeri enormi per un Paese come il nostro”. E in questi numeri spicca quello di 1 milione e 337mila minori che non hanno l’indispensabile “è la forma più iniqua di diseguaglianza perché riguarda persone incolpevoli”, dice Giani.

IL FUTURO

Le attività di Eni Foudation a tutela delle fasce più deboli continuano. “Stiamo facendo le opportune valutazioni per definire i progetti in Italia per il 2022, certamente da parte nostra intendiamo sempre avere un’attenzione alle realtà italiane- evidenzia Giani- nello stesso tempo proseguono e si intensificano i nostri interventi all’estero e in particolare in Algeria, Libia e Messico, a supporto dei servizi sanitari e in collaborazione con le istituzioni locali”. A fine gennaio Eni Foundation ha siglato in Libia un Memorandum of Understanding con la National Oil Corporation e le società Total e Repsol per il supporto del programma  dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità ‘Global Initiative for Childhood Cancer (GICC)’ per la cura dei bambini malati di cancro, nei principali ospedali libici. “La nostra missione prosegue guardando soprattutto a mamme e bambini, una visione che è sempre stata il nostro filo conduttore”, conclude Giani.