Dall’uso smodato dei social al body shaming e le food challenge, ecco le conseguenze della pandemia sull’alimentazione dei giovani

Da Milano a Gela le testimonianze degli studenti

Quando si soffre di disturbi comportamentali dell’alimentazione (Dca), racconta Luciano*, studente di primo anno al liceo Carducci di Milano, “si sta male, non vuoi andare a scuola o non ti va di fare delle cose perché ti vedi in un certo modo. È proprio una cosa completamente psicologica”. La pandemia, a lui che racconta di esserci passato, lo avrebbe aiutato a stare meglio: “Mi ha spronato a uscire di casa e a fare esercizio fisico”, afferma, tuttavia sa anche che per alcune persone è stato vero il contrario. Lo stravolgimento della quotidianità e i lunghi periodi di reclusione domestica, infatti, “per alcune persone” ha significato “diventare depresse, iniziare a mangiare meno o di più”.

Una questione di emozioni

Il punto è che i problemi legati al cibo riflettono, secondo Luciano, gli stati d’animo e più in generale il “non essere soddisfatti di sé stessi”. Tale condizione sarebbe, prosegue, una sorta di dipendenza, “come una droga, non riesci più a smettere” di mangiare in modo sregolato. Ma uscirne si può, testimonia lo studente milanese: “Bisogna fare esercizio fisico perché aiuta sempre” ma soprattutto “accettare sé stessi” e se la situazione “è gravissima, farsi aiutare” da uno specialista. Incontrare “uno psicologo” e “affrontare una terapia” è anche il primo consiglio di Anna*, compagna di classe di Luciano. “È sempre una questione di emozioni” prosegue la studentessa sottolineando quanto diffusi siano i disturbi alimentari, tra coetanei e non solo. Perciò il problema va affrontato di petto: “Se lo sopporti lo faciliti”, dice Anna, “sminuirlo” infatti “fa solo peggiorare”. Ciò che può aiutare, quindi, è la relazione con l’altro, a partire dalla famiglia. Secondo la studentessa, le condizioni di vita imposte dalla pandemia “potrebbero avere aiutato” chi soffre di Dca perché “più sorvegliato dai parenti” e “quindi magari più a proprio agio, senza l’obbligo di dover uscire”. Anche Anna, come Luciano, individua come difficoltoso e a tratti penoso il rapporto col mondo esterno per persone che non si accettano e che per questo vorrebbero essere invisibili. Ed è qui, peraltro, che entrano in gioco i social, con il loro potenziale sia positivo che negativo. Sostiene infatti Anna: “I commenti possono influenzare molto”, ferendo, ma anche “supportare”. Detto questo, conclude, “sono principalmente un problema”. Il motivo lo spiega Viviana*, alunna del secondo anno, che rimarca la diffusione dei Dca tra ragazzi e ragazze durante la pandemia: “I social network rispecchiano un’immagine di perfezione a cui noi cerchiamo di adattarci”. Per stare meglio, ne è certa la giovane, la prima cosa da fare è “parlarne con chi ne sa di più”.

Vorrei avere un corpo perfetto”

Sono della stessa idea anche Fulvia* e Giulia, studentesse del liceo classico ‘Flacco’ di Portici, in provincia di Napoli. Per loro, infatti, “aprirsi e parlare con gli esperti del settore è il primo passo per venirne fuori e per iniziare a lavorare sulla propria autostima”.

Le studentesse del ‘Flacco’ sono consapevoli che, spesso, sui social si rischia l’esposizione a modelli di bellezza che puntano ad un corpo perfetto. “Molte ragazze sono condizionate dai corpi bellissimi che vedono in tv- sottolinea Claudia*- e anche questo influisce sui disturbi alimentari. Credo che una delle conseguenze di certe patologie, sia avere paura del cibo”.

“Vorrei avere un corpo perfetto- aggiunge Lucia*- so che è impossibile, ma mi preoccupo di rispettare gli standard di bellezza della società attuale. Non ho mai sofferto di disturbi alimentari ma non riesco a seguire sempre una dieta equilibrata”. “Anche io- testimonia Sonia*- mi rendo conto di vivere in una società in cui l’aspetto esteriore è più importante di quello caratteriale. Modificherei parte del mio corpo per piacere agli altri, mi lamento costantemente del mio fisico, ma per fortuna non ho mai sofferto di disturbi alimentari”.

In presenza di patologie da disturbi dell’alimentazione, per le ragazze, è fondamentale la vicinanza della propria famiglia, come in ogni situazione difficile da affrontare: “Anche solo per affrontare l’isolamento sociale causato dalla pandemia- spiega Sonia- i miei genitori, mia sorella, mi sono stati sempre vicino. Con loro ho un rapporto meraviglioso”.

“Nelle fasi di lockdown da zona rossa, i social per noi giovani erano diventati l’unico modo per relazionarsi con l’esterno e l’apparire, in certi casi, aveva preso il sopravvento sull’essere. Vedere le foto degli influencer con un fisico molto curato, ha portato molti di noi, soprattutto le ragazze, ad emulare quelli che sono diventati gli idoli dei nostri tempi”, riflette Giovanni*, studente 17enne del liceo classico di Gela (Caltanissetta). L’uso smodato dei social durante il lockdown porta a “incappare facilmente nell’ideale del corpo perfetto” anche secondo studentesse e studenti del II anno del liceo ‘G. B. Vico’ di Napoli. “Da qui ai commenti offensivi è un attimo- dice Catia*- Il body shaming può mettere un adolescente nelle condizioni di alterare in modo pericoloso il suo rapporto con il cibo, mangiando troppo o troppo poco”. Gambe lunghe, punto vita sottile, lineamenti regolari, senza disdegnare l’uso dei filtri, sono i canoni di bellezza standard che girano sui social e che, spesso, inducono le ragazze a ricercare un ideale di perfezione sovradimensionato: “Ci conducono verso un percorso complesso e pericoloso- puntualizzano Catia e Giovanna*- da cui è poi difficile tornare indietro. Ci chiedono di essere delle Barbie, ma per quanto possiamo avvicinarci al modello di bellezza richiesto, ci sarà sempre qualcuno cui non andiamo bene. Dovremmo solo accettarci per come siamo, la cosa bella è che ognuno è fatto a suo modo”.

E invece troppo spesso non è così. “Ad alcune persone che conosco è successo di ricevere commenti e messaggi orribili sui social network in riferimento al loro aspetto fisico- racconta M. studente di una scuola secondaria di secondo grado di Ravenna- Questi attacchi sono gravi perché minano la persona sia fisicamente sia psicologicamente”.

Aprirsi e parlare

Giorgia, una studentessa della II E della secondaria di I grado Brunelleschi dell’IC Porto Torres I, racconta di aver avuto nella sua classe, “una compagna che ha sofferto di anoressia. Per il momento sta bene- dice- ha recuperato il suo peso, ma continua comunque a seguire un programma che la aiuta ad andare avanti”. Come lei anche Manila ha conosciuto i disturbi del comportamento alimentare da vicino: “Mia sorella ha sofferto per un breve periodo di anoressia”, spiega la studentessa della III F della scuola secondaria di II grado Galilei di Taranto. Alla luce di questa esperienza, Manila suggerisce a chi soffre di questi disturbi di “parlarne con le persone che gli sono vicine, spiegando quali sono i problemi che spingono a non mangiare o ad abbuffarsi. Poi- aggiunge- penso che sarebbe utile anche rivolgersi a degli specialisti così da superare questi disturbi”.

Se la bulimia e l’anoressia sono tra i disturbi alimentari che colpiscono maggiormente le ragazze, tra i ragazzi aumenta il sovrappeso. “Vanno di moda le food-challenge- racconta Luca*, studente del II anno del liceo ‘G. B. Vico’ di Napoli – le sfide incentrate sul cibo e diventate virali sul web. Spesso gli youtuber si strafogano di alimenti di ogni tipo nel minor tempo possibile, mettendo a rischio la loro stessa salute.

Voci diverse che testimoniano, però, come uguali siano stati e siano gli effetti collaterali provocati dalla pandemia, al Nord così come al Sud del Paese.

 


*Nomi di fantasia inseriti per tutelare la privacy degli studenti minorenni