“Cadere nei disturbi alimentari è semplicissimo, superarli è un’altra cosa”

Le voci e le esperienze degli studenti romani alle prese con le insicurezze dell'età e il disagio psicologico provocato dalla pandemia

Chiusi in casa, in compagnia dei social network e dei propri pensieri. Bombardati dalle immagini di corpi perfetti, corpi allenati, corpi con cui confrontarsi quando si è soli davanti allo specchio. L’isolamento e la mancanza di relazioni sociali hanno prodotto effetti preoccupanti sulle abitudini alimentari degli adolescenti. Chiara, 17 anni, ha perso 10 chili durante il primo lockdown. Aurora, 18 anni, ha notato l’aumento del fenomeno perché un numero sempre maggiore di sue amiche soffre di disturbi alimentari. Sara sta meglio, ma ancora non ne è uscita completamente. “Caderci è semplicissimo, superarlo è un’altra cosa. Il lato psicologico è quello più difficile da affrontare. Io sto ancora lottando per uscirne”, racconta.

Sono le voci e le esperienze degli studenti romani, giovani ragazzi e ragazze alle prese con le insicurezze della loro età e con il disagio psicologico provocato dalla pandemia. “Mia cugina ha iniziato a soffrirne durante il primo lockdown. E questa cosa mi ha scosso molto- spiega Andrea- Ora però conosco molte altre persone che soffrono di disturbi alimentari. Questo periodo ci ha portato a chiuderci in noi stessi e confrontarci solo con il nostro corpo e le immagini dei social”.

I canoni di bellezza ci sono sempre stati, “ma adesso sono diventati irraggiungibili” aggiunge Sara, che studia al liceo ‘Cavour’ di Roma. Vita stretta, fianchi larghi, gambe magre. “Ma alla fine ti accorgi che le immagini che vedi sono irraggiungibili, e che non puoi modellare il tuo corpo. Dobbiamo imparare ad amare ogni singola parte di noi- dice Sara- anche perché ti rendi conto che ognuno invidia ciò che non ha. Le ragazze magre vogliono le curve, quelle più formose desiderano le costole evidenti”. E nel mezzo, i corpi reali degli adolescenti che si trasformano senza mai raggiungere quella perfezione.

“La pandemia ci ha portato ancora di più a desiderare quei corpi stereotipati, e questo ha complicato il rapporto con il cibo- aggiunge Fulvio, 16 anni, studente del Righi- I social in questo hanno un rapporto ambivalente: è vero che veicolano immagini sbagliate, ma per fortuna diffondono anche racconti di persone che ci sono passate, che parlano del loro rapporto con il cibo. Storie che possono aiutare o fermare chi rischia di cadere in questa spirale”.

Ma poi sono soprattutto gli amici e la famiglia ad offrire un sostegno a chi è in difficoltà. “All’inizio mi tenevo tutto dentro, poi ne ho parlato con mia madre- dice Chiara- lei mi ha capita e abbiamo cercato di affrontare insieme la situazione, anche se è un percorso lungo, una vera e propria lotta. Ho capito però che parlarne è fondamentale, magari anche solo un’ora nella Giornata dedicata ai disturbi alimentari, perché spesso neanche i docenti conoscono queste problematiche. Il disturbo alimentare non ha a che fare solo con il cibo: è un modo di pensare che ti fa percepire il tuo corpo come qualcosa di estraneo”.

E la scuola, in questo, potrebbe avere un ruolo determinante, perché è “lì che passiamo la maggior parte del nostro tempo- aggiunge Aurora- servirebbero più sportelli informativi, più dialoghi con gli esperti”. Per Andrea dovrebbe esserci più “sensibilizzazione su questi temi. Adesso se ne parla di più, ma non è ancora abbastanza”.