Ucraina, De Curtis: “E’ prioritario l’aiuto ai bambini”

I piccoli vanno ascoltati e gli interventi devono essere rispettosi delle loro radici

“Molti bambini e ragazzi arrivano alla frontiera da soli senza il sostegno della famiglia. Numerosi infatti sono i genitori che ricorrono a misure dolorose e disperate. Per proteggerli allontanano i figli affidandoli ad amici e parenti in cerca di una sicurezza all’estero. Questa separazione dai propri genitori può causare nei bambini un profondo stress psicologico legato alla paura, all’angoscia della separazione e all’incertezza del futuro. Inoltre numerose sono le segnalazioni di bambini e ragazzi scomparsi al confine ucraino e a rischio di ogni tipo di violenza. Le numerose e terribili notizie che descrivono attacchi agli ospedali, ai bambini e ai giovani, molti dei quali uccisi o gravemente feriti, creano profondo dolore e turbamento in tutta la comunità internazionale”. Lo scrive sul Corriere della Sera Mario De Curtis, Presidente del Comitato per la Bioetica della Società Italiana di Pediatria (SIP) e professore di Pediatria presso l’ università di Roma La Sapienza.

Nel testo da titolo ‘ La guerra in Ucraina: prioritario è l’aiuto ai bambini’, De Curtis evidenzia come sia “opportuno preparare un’organizzazione finalizzata ad offrire la migliore assistenza ed accoglienza possibile e Istituzioni internazionali e nazionali hanno già fornito alcune indicazioni su come procedere nell’accoglienza dei rifugiati”. Meritoria “è l’azione della Società italiana di Pediatria- scrive De Curtis- che si è rapidamente mossa in questa direzione elaborando un vademecum (anche in lingua ucraina) per l’accoglienza dei minori in fuga dall’Ucraina e in arrivo nel nostro Paese finalizzato ad assicurare un’adeguata assistenza pediatrica grazie all’assegnazione di pediatri di libera scelta, controlli medici per valutare lo stato di salute anche per l’infezione da SARS-CoV-2 e per la somministrazione delle normali vaccinazioni di routine. È inoltre fondamentale anche grazie a mediatori culturali assicurare a questi bambini il diritto alla scuola al fine di permettere il proseguimento del percorso educativo e formativo, e di ritrovare quelle condizioni minime di ‘normalità’ quotidiana anche con l’offerta di occasioni di socializzazione, ricreative o sportive. In questa difficile situazione i bambini, che sono tra coloro che soffrono di più in questa terribile guerra, vanno ascoltati e tutti gli interventi debbono essere rispettosi delle loro radici per garantire loro il superamento del trauma e per dare una speranza di un futuro migliore”.

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