Staiano: “Dobbiamo coinvolgere i ragazzi nelle scelte di salute”

L'intervista della Presidente SIP a Laboratorio Adolescenza Magazine

“Abbiamo portato all’attenzione delle istituzioni la necessità di uniformare la definizione di età pediatrica e, di conseguenza, anche l’organizzazione dell’assistenza, per evitare che soggetti di età inferiore ai 18 anni siano assistiti da medici dell’adulto a causa della carenza di specialisti in pediatria che si riscontra in alcune aree del nostro Paese”. Annamaria Staiano, Presidente della Società Italiana di Pediatria (SIP), lo sottolinea in un’intervista rilasciata al magazine ‘Laboratorio Adolescenza’ per approfondire il tema dell’assistenza medica di ragazzi e ragazze.

“L’adolescente non è un bambino più grande, ma non è ancora un adulto- continua Staiano- L’adolescenza è una fase estremamente delicata dello sviluppo dei nostri ragazzi, e l’assistenza agli adolescenti richiede una formazione specifica, come quella del pediatra. Naturalmente anche da parte nostra è necessaria una adeguata e costante formazione, in particolare sul fronte della comunicazione, perché sappiamo bene quanto sia complesso comunicare con gli adolescenti e guadagnarsi quella fiducia che è sempre alla base di un proficuo rapporto medico-paziente”.

Assistere gli adolescenti “è un compito molto complesso- dice la Presidente SIP- Bisogna essere attenti anche ad eventuali segnali indiretti di malessere, in quanto i ragazzi sono poco inclini a richiedere aiuto, anche in caso di necessità. Il rapporto fiduciario di lunga durata con il proprio pediatra di famiglia, in tal senso, può essere di grande aiuto”.

E in merito alle remore che possono avere gli adolescenti ad andare dal pediatra per la presenza spesso invadente dei genitori, Staiano sottolinea: “In generale, sebbene il pediatra abbia come interlocutore preferenziale i genitori, è importante che il bambino e l’adolescente siano sempre coinvolti nei processi decisionali relativi al loro stato di salute. Indipendentemente dall’età del soggetto, è necessario considerare il livello di “maturità” del singolo paziente, in quanto molti giovani, sebbene minorenni, sono già in grado di assumere decisioni responsabili per la tutela della propria salute. Inoltre, il pediatra, in caso di richiesta espressa da parte di un giovane paziente sufficientemente maturo, è tenuto a mantenere il segreto professionale in merito a quanto lui rivelato, anche nei confronti dei genitori o del legale rappresentante, ad eccezione delle ‘giuste cause’ di rivelazione previste dalla legge o se la riservatezza esponga il minore a grave pericolo per la salute”.