Ucraina, De Curtis: “L’unica via per bloccare questa catastrofe umanitaria è che la guerra finisca al più presto”

L'assoluta priorità va data al rispetto dei diritti umani e alla protezione dei civili

I bambini ucraini hanno dovuto abbandonare le scuole, i giocattoli e i giochi. Sono stati costretti a lasciare le loro camere da letto per trasferirsi in rifugi antiaerei, scantinati e strutture per rifugiati. Tutti questi bambini rifugiati in altri paesi, ed in particolare quelli non accompagnati o separati dalle loro famiglie, hanno un estremo bisogno di sicurezza, stabilità e protezione anche perché corrono un rischio significativo di separazione familiare, violenza, sfruttamento sessuale e tratta. L’unica via per bloccare questa catastrofe umanitaria è che la guerra finisca al più presto e l’assoluta priorità va data al rispetto dei diritti umani e alla protezione dei civili. Oltre ai bambini fuggiti dal Paese, milioni sono quelli rimasti in Ucraina nelle zone del conflitto e il loro futuro è molto incerto”. Lo scrive sul Corriere della Sera Mario De Curtis, Presidente del Comitato per la Bioetica della Società Italiana di Pediatria (SIP) e professore di Pediatria presso l’ università di Roma La Sapienza.

Nel testo da titolo ‘ La guerra e i bambini’, i numeri di una catastrofe’, De Curtis evidenzia: “I bambini come anche i soggetti più fragili della società sono costretti a rinunciare ai servizi sanitari essenziali anche perché più di 30 ospedali e centri sanitari sono stati distrutti dai bombardamenti e perché il sistema sanitario è in profonda crisi. È stato calcolato che dall’inizio della guerra al 6 marzo sono nati più di 4300 bambini e le 80 mila donne, che dovrebbero partorire nei prossimi tre mesi, sono a rischio di non poter essere correttamente assistite in presenza di eventuali complicanze della gravidanza e del parto. L’organizzazione sanitaria già provata dalla pandemia di COVID-19, ancora tragicamente presente, dovrebbe essere protetta dagli atti di violenza e distruzione. Gli attacchi a tutte le strutture sanitarie debbono cessare anche perché il collasso del servizio sanitario accentuerebbe ulteriormente la catastrofe esistente”.

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