SIP-SIN-SIGO: “I vaccini evitano il ritorno di malattie eradicate”

"La storia insegna che appena si allenta la morsa le patologie si ripresentano"

“Vaccinarsi e fidarsi della scienza pensando che grazie ai vaccini sono state eradicate malattie come la poliomielite e il vaiolo”. E’ il corale invito lanciato dagli esperti della Società Italiana di Pediatria (SIP), della Società Italiana di Neonatologia (SIN) e della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), nel corso della diretta andata in onda sui canali social delle tre società scientifiche per rispondere alle domande dei genitori.

Vaccini in gravidanza, nei neonati e negli adolescenti i temi al centro dell’appuntamento organizzato in occasione della World Immunization Week 2022, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in programma dal 24 al 30 aprile. Un invito, quello di SIP, SIN e SIGO, lanciato con l’obiettivo di fugare i dubbi, ancora diffusi, sulla sicurezza e l’efficacia dei vaccini, a partire da quello anti-Covid.

‘Che tipo di rischio comporta l’immunizzazione contro il Sars-CoV-2 in gravidanza?’, una delle prime domande posta agli esperti. “La vaccinazione è sicura ed è attualmente raccomandata a partire dal secondo trimestre di gravidanza”, ha spiegato Fabiana Savoia, specialista in Ginecologia e Ostetricia della Sigo. Lo dicono i numeri. “Da una recente analisi pubblicata dall’EMA, in cui sono stati inclusi vari studi clinici condotti a diverse epoche di gravidanza, su un totale di circa 65.000 gravide sottoposte a vaccinazione- continua l’esperta,  non è emerso alcun incremento di complicanze ostetriche, quali il rischio di aborti spontanei o parti pre termine, né un aumento del rischio di complicanze per il neonato”. Dubbi anche da chi il Covid lo ha avuto da poco e adesso deve sottoporsi alla vaccinazione contro la pertosse,ideale intorno alla 28esima settimana di gestazione. “Ad oggi non vi sono raccomandazioni ad attendere un certo intervallo di tempo dopo aver contratto l’infezione da Covid- spiega Fabiana Savoia- è sufficiente infatti che la donna non presenti segni e sintomi di infezione acuta in atto, così come avviene per il vaccino antinfluenzale”.

“In generale vaccinarsi in gravidanza contro la pertosse è importante perché così facendo si fornisce una protezione al neonato per i suoi primi 6 mesi di vita ed è particolarmente importante anche perché spesso la fonte di infezione è proprio la madre- sottolinea ancora Fabiana Savoia- quindi vaccinandosi tra la 28esima e la 30esima settimana si garantisce una produzione di anticorpi significativa che può essere trasferita al feto attraverso la placenta. Infatti la protezione di una pregressa infezione o vaccinazione è labile e pertanto è importante vaccinarsi ad ogni gravidanza, a prescindere da un’eventuale pregressa vaccinazione”. In caso contrario “se la mamma non viene vaccinata il neonato per i suoi primi 60-90 giorni di vita non è protetto, è solo tra il secondo e terzo mese, infatti, che il bambino può essere immunizzato- aggiunge Massimo Agosti, vicepresidente SIN– per un neonato prendere la pertosse può essere un grosso problema perché rischia la vita”.
Tra i dubbi dei genitori anche molti relativi ai neonati prematuri. “Anche questi bambini hanno bisogno di essere vaccinati come tutti gli altri, nelle età cronologiche previste- spiega ancora Agosti- se infatti per i primi 2 anni di vita di un prematuro, per tanti aspetti dello sviluppo, si considera la data presunta del parto e non quella reale, per i vaccini la protezione va data all’età cronologica del bambino. Tanti studi dimostrano, infatti, che la risposta immunitaria dei prematuri per i vaccini è sovrapponibile a quella dei neonati a termine”.

C’è poi chi chiede agli esperti perché sia necessario continuare a vaccinare i bambini contro malattie come la poliomielite se sono state eradicate. “Queste malattie non ci sono più proprio perché continuiamo a fare la vaccinazione e non la rendiamo facoltativa- precisa Agosti- del resto 40 anni di vaccini dal punto di vista immunologico sono pochi per affermare di aver completamente debellato la malattia”.

In più andiamo verso un mondo sempre più globalizzato “e questo significa anche continuare a sollecitare gli individui dal punto di vista microbico- dice Agosti- La vaccinazione è fondamentale, la storia ci insegna che appena si allenta la morsa le patologie ritornano”. Inoltre il vaccino contro la poliomielite è contenuto nell’esavalente “e non si può pensare di scorporarlo- precisa l’esperto- perché i sei vaccini sono stabilizzati tra loro e si aiutano a evocare la miglior risposta anticorpale possibile con il minimo degli additivi”.

Ma continuare a spiegare l’importanza delle vaccinazioni è fondamentale anche per aumentare le coperture nei confronti di quei vaccini che ancora registrano numeri bassi, come quello contro il papilloma virus (Hpv). “Il vaccino contro l’Hpv è raccomandato a partire dal compimento degli 11 anni, sia nelle femmine che nei maschi. Dopo i 15 anni il vaccino viene somministrato con tre dosi, prima con due dosi- spiega Susanna Esposito, responsabile del Tavolo tecnico malattie infettive e vaccinazioni della SIP– è da evidenziare che in questo periodo di Covid abbiamo registrato un importante calo delle coperture vaccinali che ad oggi per il vaccino contro l’Hpv sono ampiamente inferiori al 50%, un peccato perché è un vaccino che permette di proteggere, in più dell’80% dei casi, da cancro all’utero, al pene, al cavo orale e all’ano”.

Infine, tornando al tema d’apertura della diretta, ossia la vaccinazione anti-Covid, un genitore chiede perché non si parli più della possibilità di immunizzare i bambini sotto ai 5 anni. “Non si è smesso di parlarne- conclude Esposito- ma le autorità regolatorie hanno chiesto nuovi dati perché l’efficacia sulla protezione dei piccolini non è risultata ottimale”.

 

A questo link è possibile rivedere la diretta:  https://www.facebook.com/societaitalianadipediatria/videos/4737913959647383