Zecche, sono davvero pericolose? Ecco come riconoscerne il morso e cosa fare

Dalla borreliosi di Lyme all'encefalite

Giorgio Zavarise

Consigliere Regionale SIP Veneto

Responsabile Uos di malattie infettive e tropicali pediatriche

U.O.C. di Pediatria

Irccs Ospedale Sacro Cuore – Don Giovanni Calabria Negrar di Valpolicella (Vr)

 

Anna Beltrame, Md, PhD, MSPH student

Dipartimento di Malattie Infettive, Tropicali e Microbiologia, I.R.C.C.S. Sacro Cuore Don Calabria Hospital, Negrar di Valpolicella, Verona, Italy

College of Public Health, University of South Florida, Florida, Usa

La zecca è un aracnide (che fa parte cioè della grande famiglia dei ragni) che ha ottenuto un’ attenzione mediatica importante dopo aver morso, all’inizio di questa estate, una importante popstar canadese veicolando la borrelia, responsabile della borreliosi di Lyme (negli stati Uniti definita malattia di Lyme), e provocando un’ ondata di preoccupazione a livello planetario.

Occorre tuttavia fare alcune precisazioni

Le zecche di per sé non sono un grosso problema. Esistono diversi tipi di zecca. La zecca presente in Italia che trasmette patogeni responsabili di malattia nell’uomo è la Ixodes ricinus. L’uomo, come del resto alcuni animali domestici, ad esempio il gatto o il cane, sono ospiti occasionali di questa zecca perché il suo ciclo vitale si svolge meglio sulla cute della fauna selvatica come ad esempio cervi, cinghiali, piccoli mammiferi come i topi.

L’habitat naturale della zecca sono fondamentalmente le radure tra i boschi, dove si localizza nell’erba alta e aspetta la sua vittima percependola anche a centinaia di metri di distanza attraverso dei potentissimi recettori che si trovano nelle zampe anteriori.

Per trasformarsi da uno stadio all’altro (larva, ninfa e adulto) la zecca ha bisogno di un pasto ematico. Il pasto avviene diverse ore dopo che il parassita è venuto a contatto con la pelle perché, camminando sull’ospite, la zecca cerca un posto ideale per inserire l’apparato suttorio detto rostro. Quando ha trovato la ‘location’ ideale, la zecca prima di inserire il rostro secerne sia una sostanza che fluidifica il sangue facilitando la suzione, sia una sostanza che toglie la sensibilità alla pelle, motivo per cui non si percepisce né dolore né prurito a seguito del morso. A questo punto la zecca rimane attaccata per ore o giorni alla cute dell’ospite alimentandosi di sangue. Questo è il motivo per cui si definisce morso di zecca e non puntura, differentemente dalla puntura della zanzara che avviene in pochi secondi. Alla fine del pasto la zecca si stacca e cadendo a terra evolve nello stadio successivo in attesa di un altro pasto che avverrà nei mesi successivi. In teoria è tutto qui. La zecca tuttavia può veicolare alcune malattie di una certa gravità, le più frequenti in Italia sono la Borreliosi di Lyme e la Tick Bone Encephalitis (TBE).

Cos’è la borreliosi di Lyme? Perché si chiama così?

La borreliosi di Lyme viene chiamata così perché è stata per la prima volta scoperta nella piccola cittadina di Lyme nel Connecticut (Stati Uniti) nel 1975. Qualche anno dopo il ricercatore Willy Bugdorfer ha identificato il batterio responsabile di questa malattia, una borrelia (spirocheta) a cui è stato dato appunto il suo nome, Borrelia bugdorferi.

La borrelia si localizza nelle ghiandole salivari della zecca e viene trasmessa durante il pasto ematico con il regurgito all’interno dei vasi capillari della cute.

La borreliosi di Lyme ha tre fasi caratteristiche:

  • Precoce localizzata

  • Precoce disseminata

  • Tardiva

La fase precoce localizzata è caratterizzata da un arrossamento circolare della pelle nella sede del morso. Viene chiamato eritema migrante poiché si estende in maniera centrifuga (dalla sede del morso verso l’esterno) nei 3-5 giorni succesivi e continua ad estendersi diventando sempre più chiaro nelle settimane-mesi successivi. Compare in circa l’80 % dei bambini, incominciando come una papula rossa nel sito del morso e si estende a formare una macula rossastra, né dolente né calda, con i bordi evidenti. Tuttavia, la macchia non è mai rilevata nella cute. Le sedi in cui la zecca preferibilmente morde provocando l’eritema migrante sono la parte prossimale di un arto o sul tronco (specie a livello di coscia, gluteo o ascella), e nei bambini anche la testa (essendo più bassi). Se non curata con l’antibiotico, la macchia può sparire ma la borrelia continua il suo viaggio dalla cute nei vasi linfacitio ed ematici.

La fase precoce disseminata è quella in cui il batterio si diffonde nell’organismo. Il bambino sviluppa una sindrome simil influenzale, caratterizzata da malessere, spossatezza, astenia, febbre, mal di testa, dolori muscolari ed articolari ed occasionalmente compaiono diverse macchie simile all’eritema originale, ma più piccole, diffuse in tutto il corpo. Raramente è possibile lo sviluppo della meningite che ha caratteristiche diverse da quelle note per altri tipi di meningite batterica: il bambino può avere solo mal di testa e paralisi dei nervi cranici senza febbre elevata e senza segni di rigidità del collo.

Dopo 6 mesi dal morso di zecca, se non diagnosticata e curata, la malattia si definisce tardiva. Nella fase tardiva sono preponderanti le manifestazioni articolari specie a carico delle ginocchia e neurologiche. Tuttavia, questa forma è rara nei bambini in quanto nella maggior parte dei casi la malattia viene riconosciuta prima e trattata con antibiotici efficaci inavvertitamente (ad esempio per una tonsillite o altra malattia che richiede la amoxicillina).

E’ importante quindi, per evitare il più possibile l’evoluzione nelle fasi successive, riconoscere subito l’eritema migrante, se è stato effettuato un soggiorno in area a rischio per morso di zecca, e l’instaurazione della appropriata antibioticoterapia che prevede amoxicillina per 14-21 giorni. Non è necessario fare la sierologia per la borrelia (prelievo ematico) nella fase precoce localizzata poiché gli anticorpi non si sono ancora sviluppati e risulterebbe negativa. La sierologia è utile solo nella fase precoce disseminata e nella tardiva.

A nulla serve, invece, e a volte risulta dannoso, ricorrere all’antibiotico subito dopo il morso di zecca per diversi motivi : il primo è che non tutte le zecche veicolano la borreliosi (nelle nostre aree circa il 10-15%); il secondo è che per trasmettere la borrelia è necessario che il morso persista per più di 12-18 ore e spesso la zecca viene tolta prima (eliminando ogni rischio); infine l’antibiotico, se dato solo per qualche giorno, potrebbe confondere o ritardare la diagnosi di eritema migrante.

Si consiglia invece un periodo di osservazione di 30 – 40 giorni per valutare la comparsa di eventuali segni o sintomi. Questi, solitamente compaiono nelle prime due settimane del morso. In questo caso, l’eventuale comparsa dell’eritema richiede subito il trattamento che è efficace nel 100% dei casi essendo la borrelia mai resistente agli antibiotici.

Cosa è l’encefalite da zecca?

La Tbe (Tick Bone Encephalytis) è una malattia trasmessa da un flavivirus che viene veicolato immediatamente con il morso della zecca E’ presente solo in Veneto, Friuli e Trentino. Nel 90 % dei casi provoca un’ infezione asintomatica mentre nel 10 % dei casi si può avere febbre e cefalea fino appunto a provocare meningite o encefalite con conseguenze importanti.

Contrariamente alla Borreliosi per questa malattia esiste un vaccino molto efficace che viene raccomandato in soggetti a rischio (esempio gli scout).

Come rimuovere la zecca ?

La zecca va rimossa il prima possibile. Quindi al rientro da aree a rischio controllare sempre i bambini (anche dietro le orecchie).

Nel caso in cui venga identificata una zecca, non è necessario recarsi al pronto soccorso in quanto tutti possono essere in grado di rimuovere una zecca seguendo alcune semplici regole:

1) niente mezzi ‘fai da te’ o applicazione di sostanze di alcun tipo (olio, vaselina, etcc) sulla zecca in quanto queste oltre a non facilitare in alcun modo la rimozione della stessa possono indurne il rigurgito facilitando quindi un’ eventuale trasmissione di agenti potenzialmente infettanti;

2) per estrarre la zecca è preferibile una pinzetta adatta (può essere utile anche una pinzetta per le ciglia), quindi afferrare la zecca il più possibile in prossimità della cute (dove si trova il rostro), senza pizzicarla, e tirare con progressione decisa e costante, senza strappi;

3) nel caso in cui il rostro sia rimasto nella pelle provare a rimuoverlo con un ago sterile. Tuttavia, se non si riuscisse non bisogna preoccuparsi in quanto verrà espulso spontaneamente nei giorni successivi a seguito dello sviluppo del processo infiammatorio reattivo (come se fosse una spina). Il rostro non contiene il germe quindi non influenza il rischio di sviluppare malattia.

5) disinfettare la cute senza applicare sostanze che colorano la pelle che potrebbero, in un primo momento, mascherare reazioni cutanee locali;

6) annotare il luogo e la data ove presumibilmente si è verificata la puntura e comunque tenere traccia dell’evento.