no alcool gravidanza

Giornata mondiale della sindrome feto-alcolica (FASD)

Si celebra ogni anno il nono giorno del nono mese dell’anno

Memo

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Luigi Memo

 

Ambulatorio di Genetica Clinica, AULSS n°3, Serenissima e AULSS n°8 Berica
Segretario del GdS di Qualità delle Cure della Società Italiana di Pediatria
Segretario del GdS di Genetica Clinica della Società Italiana di Neonatologia
Comitato Consultivo Società Italiana Malattie Genetiche Pediatriche

Il 9 settembre è la Giornata mondiale della sindrome feto alcolica e disturbi correlati, un appuntamento che dal 1999 viene celebrato simbolicamente il nono giorno del nono mese dell’anno per sensibilizzare su come l’uso di alcol in gravidanza possa essere dannoso per lo sviluppo fisiologico e sulla vita futura del nascituro.

Organizzazioni pubbliche e del privato sociale si adoperano, in questo periodo, per organizzare eventi e manifestazioni con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza sui pericoli del bere durante la gravidanza e sulla difficile condizione di individui e famiglie che lottano con i disturbi dello spettro alcolico fetale (FASD).

Con FASD, Spettro dei Disturbi Feto Alcolici (Fetal Alcohol Spectrum Disorders), si intende una grande eterogeneità di anomalie fisiche e neuro-comportamentali di gravità molto variabile e con relative sequele che possono colpire il nascituro esposto all’alcol durante la gravidanza e l’allattamento.

L’alcol, infatti, è in grado di attraversare la placenta e giungere al feto che non possiede un sistema di detossificazione: questo si svilupperà solo dopo la nascita. Pertanto, anche piccole dosi di alcol possono essere dannose per organi ed apparati in via di sviluppo.

A livello mondiale, la stima della prevalenza della sindrome feto-alcolica (FAS), che rappresenta la più grave ed evidente forma tra le alterazioni imputabili all’alcol, oscilla tra lo 0,5 e i 3 casi su 1.000 nati vivi nella maggior parte delle popolazioni, mentre l’intero spettro dei disturbi correlati (FASD), riguarda circa l’1% della popolazione globale.

In Italia i rischi del consumo di alcolici durante la gravidanza sono ampiamente sottovalutati, nonostante ormai sia assodato che la FASD attualmente costituisca la prima causa di ritardo mentale nei bambini dei paesi ad alto tenore economico. Non esistono attualmente dati italiani precisi sul consumo di alcol in gravidanza (secondo alcune ricerche la quota di madri italiane che hanno assunto alcol in gravidanza tocca la soglia del 50%) e sull’incidenza e la prevalenza della FAS/FASD.

Allo stato attuale si calcola, alla luce di uno studio condotto nella Regione Lazio, che il Bel Paese sarebbe al secondo posto in Europa, e al quinto nel mondo, per incidenza di sindrome feto-alcolica. Nella nostra penisola sono ben 25mila i bambini (da 0 a 16 anni) che soffrono delle conseguenze dell’esposizione all’alcol nel grembo materno. Un problema molto grave. Purtroppo non si conosce la soglia di assunzione delle unità alcoliche oltre la quale si verifica il danno fetale, pertanto il consiglio è di astenersi totalmente dal consumo di alcool durante la gravidanza.

La FASD si può prevenire al 100%, ma per farlo è indispensabile che i medici forniscano alle donne in gravidanza e in età fertile, tutte le informazioni utili per capire quali possano essere le conseguenze del consumo di alcol. Il danno maggiore si verifica infatti durante i primi tre mesi di gravidanza, un periodo in cui una donna potrebbe non essere nemmeno consapevole della avvenuta fecondazione. Per questo motivo, si raccomanda che le donne sessualmente attive e che non usano metodi idonei per il controllo delle nascite pongano una particolare attenzione a questa problematica e si astengano dal bere, allo stesso modo delle donne che stanno cercando di avere un bambino.

Da qualche anno inoltre è nata l’Associazione Italiana Disordini da Esposizione Fetale ad Alcol e/o Droghe (A.I.D.E.F.A.D. – APS), per fornire informazioni sulle disabilità e i problemi derivanti dall’uso di bevande alcoliche durante la gravidanza, sostenere la ricerca e dare supporto a chi è affetto da questa condizione e non è diagnosticato.