Stiamo andando verso l’era dell’IA generativa, ma la società non è pronta

Intervista a Veronica Barassi, a cura di Elida Sergi

Articolo tratto da Pediatria Magazine numero 4-5 (2023) 

Siamo in un momento di transizione verso l’era dell’intelligenza artificiale generativa. Quella non lavora più ‘dietro le quinte’, con meccanismi come gli algoritmi dei social per carpire dati il cui funzionamento molti di noi spesso non approfondiscono, ma permette invece di interagire direttamente con lei e creare contenuti. È il momento in cui sentiamo sempre più parlare di ChatGpt, o di Bard, l’intelligenza artificiale generativa di Google: prima che questi strumenti arrivino tra le mani dei bambini ci vorrà un po’, anche se i ragazzi in alcuni casi già la utilizzano, per questo è essenziale che i pediatri giochino d’anticipo informandosi e riflettendo sulle implicazioni in termini di sviluppo emotivo o educativo. È questa l’opinione di Veronica Barassi, Professoressa di Scienza della Comunicazione nella Scuola di Scienze Umane e Sociali dell’Università di San Gallo, in Svizzera, raccolta da “Pediatria”.

 

Professoressa Barassi, questi nuovi strumenti creano nuovi bisogni e aprono a nuove importanti questioni sulla privacy e sullo sviluppo dei bambini…

Già qualche anno fa ci si interrogava sull’intelligenza artificiale che opera ‘dietro le quinte’, creando profili digitali dei bambini e processando i loro dati, e sull’impatto sui diritti umani. Penso ad esempio al mio volume del 2021, “I figli dell’algoritmo”, in cui vi erano domande sull’etica: adesso non solo si sono amplificate, ma ci troviamo di fronte a delle questioni per certi versi diverse. L’intelligenza generativa utilizza una quantità incredibile di dati personali. E i ragazzi o bambini che ci interagiscono lo fanno dialogando. Non abbiamo al momento comprensione di come questa interazione possa svilupparsi: abbiamo in sostanza più domande che risposte. Ad esempio, cosa vuol dire crescere in termini di immaginazione e sviluppo personale, oltre che di conoscenza e di educazione, con tecnologie che forniscono sempre un linguaggio basico, una risposta basica e matematica della realtà? Non vi è in questo caso conoscenza come esplorazione, profondità. Ci sono poi anche diverse questioni che coinvolgono il lato emotivo, relative proprio a cosa voglia dire per i bambini interagire con una macchina nell’illusione che di fatto non lo sia, che sia intelligente, con conseguenti aspettative. ChatGpt, ad esempio, riproduce quasi il linguaggio umano e altri modelli come Bard lo faranno, penso, ancora meglio. Si crea un’illusione di ascolto, di coscienza, di semi umanità. Altre domande ancora riguardano la privacy: con l’intelligenza artificiale generativa stiamo parlando della potenzialità di tecnologie per l’abuso sui minori che possono essere aumentate a dismisura, con la creazione di Avatar e Deepfake. Le immagini dei bambini potrebbero essere utilizzate in una maniera che non oso neanche pensare.

 

Siamo pronti a questa trasformazione?

La trasformazione sta avvenendo in maniera molto rapida e la società non è pronta. Non è pronta per questa interfaccia tra persone e grandi modelli di linguaggio senza una riflessione critica, senza leggi in grado di indirizzare. Non è tanto la tecnologia in sé ad essere pericolosa per i bambini, è come verrà usata e come gestiremo la trasformazione

Cosa possono fare i pediatri e cosa le famiglie proprio per gestire al meglio questi cambiamenti?

È indispensabile che i pediatri si informino su questi temi, capiscano cos’è l’intelligenza artificiale generativa e riflettano sulle implicazioni, in termini di sviluppo emotivo ed educativo. Potrebbero anche mettere in campo un lavoro di ricerca, perché hanno accesso a dati e una visione molto ampia sul benessere dei bambini. Al momento tra i pediatri si sta diffondendo un’attenzione verso i social, occorre essere veloci nello spostare questa attenzione sul tema dell’interazione tra i bambini e le tecnologie generative. Occorrerebbe discutere anche con i genitori sulla privacy e la fallibilità di queste tecnologie, ed evidenziare poi l’importanza dell’aspetto della disconnessione in alcune occasioni in famiglia. Per i genitori, oltre che la disconnessione, il mio consiglio è creare nel corso della giornata con i loro figli opportunità di conoscenza e crescita che siano più ‘corporee’, più fisiche