DNA, un problema di salute pubblica in costante crescita

Articolo a cura di Elvira Verduci, Consigliere Nazionale SIP

Il 15 marzo è la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, dedicata alla sensibilizzazione e informazione sui Disturbi della Nutrizione ed Alimentazione (DNA).  Si calcola che in Italia circa 3 milioni di persone soffrano di questi disturbi, che iniziano in età sempre più precoce, con un costante incremento soprattutto tra gli adolescenti. Quali sono i più diffusi, come affrontarli e su cosa si sta focalizzando la ricerca pediatrica.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA) – l’Anoressia Nervosa e la Bulimia Nervosa in particolare – rappresentano uno dei più frequenti disturbi di salute mentale nei giovani dei paesi occidentali e sono stati inclusi tra le priorità relative alla tutela della salute mentale in quanto problema di salute pubblica in costante crescita in tutti i Paesi (Ministero della Salute, 2013). I Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA) possono essere definiti come persistenti disturbi associati ad un’alterazione della percezione corporea e del controllo del proprio peso e delle forme, che danneggiano la salute fisica o il funzionamento psicologico di chi ne soffre. L’età di esordio della malattia è, in genere, compresa tra i 15 e i 19 anni; anche se recentemente è in aumento un esordio in epoca più precoce. I disturbi dell’alimentazione dovrebbero essere concettualizzati su un continuum tra fattori psicosociali e organici.

Di cosa parliamo

Il disturbo dell’alimentazione in età pediatrica (Pediatric feeding disorder, PFD) è definito come una compromissione dell’assunzione orale non adeguata all’età, associata a disfunzioni mediche, nutrizionali, di abilità alimentare e/o psicosociali. La PFD dovrebbe essere diagnosticata solo in assenza di disturbi dell’immagine corporea. Molteplici sono i disturbi dell’alimentazione; ne fanno parte: la difficoltà ad accettare e a deglutire cibi di diversa consistenza, il rifiuto di mangiare qualsiasi solido o liquido, il soffocamento, i conati di vomito o vomito durante l’alimentazione, problemi motori e sensoriali del cavo orale, dipendenza da gastrostomia (tubo g) o naso-gastrica (tubo ng), capricci durante i pasti, rifiuto di mangiare determinati gruppi di alimenti. I fattori che possono contribuire ai disturbi dell’alimentazione sono: la malattia da reflusso gastroesofageo, i disturbi della motilità gastrointestinale, i difetti del palato, la mancata crescita, prematurità, disfunzione motoria orale (deglutizione disfunzionale, disfagia, disfagia motoria orale), esofagite, gastrite, duodenite, allergie alimentari, esposizione ritardata a una varietà di alimenti, problemi di gestione del comportamento, e sindrome dell’intestino corto.

I diversi tipi di Eating Disorder

Secondo l’ultima revisione del manuale MSD a Luglio 2022, l’Eating disorder è una condizione di salute mentale in cui si ricorre al controllo del cibo per affrontare sentimenti e altre situazioni. Include mangiare troppo o troppo poco o preoccuparsi del proprio peso o della forma del corpo. Possono essere suddivisi principalmente in due gruppi: i disturbi dell’alimentazione in età evolutiva (ad esordio precoce) e i disturbi dell’alimentazione in età adolescenziale (ad esordio tipicamente tra i 13 e i 17 anni). Con il trattamento, la maggior parte delle persone può guarire da un disturbo alimentare.

Tra i disturbi dell’alimentazione in età evolutiva troviamo:

ARFID (disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo) si ha quando una persona evita determinati alimenti, limita la quantità di cibo o fa entrambe le cose. Questo disturbo  è stato da poco incluso nel DSM-5 all’interno della categoria dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione.

Il disturbo della Pica consiste nel mangiare sostanze non nutritive o non alimentari per un periodo di un mese o più. I principali fattori scatenanti sono il sapore della sostanza, la noia, la curiosità o la tensione psicologica.

Il disturbo di ruminazione comporta il rigurgito di cibo dopo aver mangiato in assenza di nausea, di rigurgiti involontari o di disgusto.

I disturbi dell’alimentazione in età adolescenziale si suddividono principalmente in:

Binge eating disorder  (Disturbo da abbuffata – BED) – mangiare grandi porzioni di cibo fino a sentirsi scomodamente pieni.

Bulimia caratterizzata dalla perdita di controllo su quanto si mangia e adottare misure drastiche per non ingrassare.

Anoressia Nervosa – tentativo di controllare il proprio peso non mangiando abbastanza cibo, facendo troppo esercizio fisico o facendo entrambe le cose.

In generale i DNA rappresentano una importante sfida della nostra società ed il trattamento raccomandato prevede un approccio multidisciplinare (terapia comportamentale , educazione alimentare , monitoraggio medico) che include medico pediatra, dietista, neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta.

L’impatto della pandemia  sui DNA

La pandemia ha provocato conseguenze indesiderate per le persone affette da DNA, tra cui interruzioni della routine regolare (ad esempio, frequentare la scuola e il lavoro), aumento dell’isolamento sociale dai coetanei, disagio emotivo ed elevati livelli di stress familiare. Diversi studi pubblicati hanno anche dimostrato che la pandemia ha provocato un peggioramento dei sintomi dei DNA e un aumento dei ricoveri ospedalieri ad essi correlati. Inoltre, le chiusure improvvise e l’accesso limitato ai servizi ambulatoriali o ai trattamenti hanno contribuito alla difficoltà di individuare precocemente pazienti con esordio di DNA o ricaduta. Undici studi hanno confrontato le differenze nei ricoveri da prima della pandemia a durante la pandemia. In particolare, esaminando le differenze tra i ricoveri pediatrici e quelli degli adulti, si è registrato un aumento medio dell’83% dei ricoveri pediatrici per DNA, mentre per gli adulti si è registrato un aumento medio del 16% dei ricoveri. Il tema più comunemente riportato in questi studi è la riduzione dell’accesso all’assistenza sanitaria o la modifica delle cure (trattamento abbreviato o ritardato, ostacoli nella ricerca di assistenza professionale). In questo scenario si è verificato anche un aumento di accesso alle cure tramite teleassistenza permettendo una continuità assistenziale. I cambiamenti nella routine e la perdita di controllo sono stati un altro fattore fondamentale, che hanno contribuito alle esperienze negative durante la pandemia per chi soffre di DNA. Inoltre, la solitudine, l’ansia e la depressione dovuti alla permanenza a casa hanno contribuito al peggioramento dei sintomi.

Un’indagine condotta dalla SIP in 9 regioni italiane ha rilevato che durante la pandemia gli accessi in Pronto Soccorso degli under 18 per disturbi neuropsichiatrici sono aumentati dell’84% rispetto al periodo pre-covid e in particolare gli accessi per DNA hanno registrato un incremento del 78%.

Il ruolo del microbiota

Infine, negli ultimi anni la ricerca si è focalizzata sul ruolo del microbiota intestinale nei DNA. Sono state riscontrate delle differenze correlate ad uno specifico disturbo alimentare nella composizione del microbiota intestinale. In particolare, in pazienti con Binge Eating Disorder si è osservata una riduzione di batteri coinvolti nella modulazione dell’infiammazione tra cui Akkermansia, Sutterella e Intestinimonas). In particolar modo, bassi livelli di Akkermansia influiscono sulla regolazione della barriera intestinale, aumentando la permeabilità e il rischio di infezioni. In soggetti con anoressia nervosa, invece, si è osservata una riduzione dei Bacillota, batteri produttori di butirrato, un noto acido grasso a corta catena che è stato dimostrato essere indirettamente protettivo rispetto a sintomi di depressione ed ansia. Al contrario, negli stessi soggetti, è stato osservato un aumento del genere Alistipes correlato a sintomi depressivi e una riduzione del Faecalibacterium produttore  di SCFAs. Alla luce dei risultati riportati, il microbiota potrebbe essere un regolatore dei disturbi dell’umore e del comportamento alimentare attraverso l’asse cervello-intestino-microbiota.