Allattamento e lavoro

L’allattamento, se adeguatamente praticato nel tempo, ha un impatto positivo su nutrizione, qualità della vita, sicurezza alimentare e sopravvivenza del bambino.

Un ostacolo all’obiettivo previsto da OMS ed UNICEF per il 2030 di raggiungere un tasso di allattamento al seno sotto i 6 mesi pari al 70%, è rappresentato anche dalle difficoltà lavorative incontrate dalle mamme, poiché conciliare maternità e lavoro rappresenta una sfida difficile.

Se l’ambiente di lavoro non è “favorevole”, le donne non si sentono incoraggiate a continuare l’allattamento e procedono ad uno svezzamento precoce.

Inoltre, gli sforzi e le preoccupazioni su come continuare l’allattamento, unitamente alle difficoltà nell’estrarre e conservare il latte sul posto di lavoro, sono causa di stress e sono potenzialmente viste da colleghi e superiori come segno di una mancanza di concentrazione nelle attività professionali, di minor efficienza e produttività’ lavorativa.

Serve quindi un ambiente di lavoro che, in maniera non ambigua, supporti l’allattamento come risultato di normative adeguate e di un clima empatico.

Il sostegno dell’allattamento sul posto di lavoro è previsto dall’ILO (International Labour Organization) che (convenzioni n.183 e n. 191) indica di poter disporre di un congedo retribuito per un minimo di 14 settimane post-partum e, una volta che la donna rientra al lavoro, la concessione di una riduzione dell’orario di lavoro e di adeguate pause per poter allattare. In questa maniera ci si attende non solo che la madre continui ad allattare, ma anche che abbia minor bisogno di assentarsi dal lavoro.

De Souza et Al (1) hanno revisionato gli articoli in inglese, portoghese e spagnolo che hanno preso in esame donne lavoratrici che allattavano bambini di età < 2 anni.

Dalla revisione che è stata effettuata risulta che la promozione dell’allattamento è favorita dalla diffusione di materiale informativo e dalla possibilità di allattare sul posto di lavoro.

I programmi aziendali dovrebbero comprendere: 1) Scrittura di linee guida finalizzate alla promozione della salute in generale e della nutrizione in particolare, durante gravidanza e allattamento; 2) Raccomandazioni per evitare la separazione madre – bambino; 3) Adeguato periodo di congedo di maternità; 4) Riduzione del carico di lavoro; 5) Implementazione di programmi di formazione riguardanti i benefici dell’all’allattamento rivolti sia ai datori, sia ai colleghi di lavoro.

La protezione dovrebbe essere sostenuta soprattutto da politiche pubbliche governative, con leggi volte a proteggere l’allattamento, come il congedo di maternità retribuito, il diritto a prendersi delle pause durante l’orario di lavoro per allattare, la riduzione delle mansioni lavorative, la scelta di un orario di lavoro flessibile e la possibilità di lavorare da casa per più di 8 ore/settimana.

A favore del sostegno viene sottolineata l’importanza di poter disporre di asili nido, di supervisor (colleghi di lavoro e familiari) che possano sostenere la donna nutrice/lavoratrice e di locali dove poter allattare, il cui utilizzo si associa ad una più lunga durata dell’allattamento (la probabilità di allattare a 6 mesi dal parto aumenta così di 2-3 volte).

In Italia, oltre ai “classici” periodi di astensione obbligatoria e facoltativa, la disciplina sulla maternità riconosce alla madre (e in alcuni casi anche al padre) la possibilità di prendersi cura del neonato, una volta tornata al lavoro durante il primo anno di vita, mediante la fruizione di quotidiani permessi di lavoro normalmente denominati “permessi per allattamento” o anche “riposi giornalieri” (art. 39 del Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n° 151)(2). Sia per le lavoratrici a tempo determinato, sia per quelle a tempo indeterminato, per l’allattamento sono previsti due periodi di riposo di un’ora fino all’anno di vita, che si riducono a due periodi di mezz’ora se la madre usufruisce dell’asilo nido presente nel posto di lavoro o nelle sue immediate vicinanze. Le due ore di permesso possono essere utilizzate consecutivamente o divise. I permessi spettano anche in caso di contratto di lavoro part-time e si riducono ad 1 h al giorno se l’orario lavorativo è inferiore a 6 ore/die.

In Italia appare quindi evidente che, nonostante vi siano leggi a tutela dell’allattamento, c’è ancora molto da fare per porre le nutrici nella condizione di poter continuare ad allattare al seno alla ripresa delle attività lavorative.

 

Bibliografia

  1. Souza CB, Melo DS, Relvas GRB, Venancio SI, Silva RPGVCD. Promotion, protection, and support of breastfeeding at work, and achieving sustainable development: a scoping review. Cien Saude Colet. 2023 Apr;28(4):1059-1072. Portuguese, English. doi: 10.1590/1413-81232023284.14242022. Epub 2022 Nov 30. PMID: 37042888
  2. Ministero della Salute. Allattare al seno, un investimento per la vita. TAS 2019 https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_303_allegato.pdf

 

DOI: 10.1590/1413-81232023284.14242022EN