Il bambino nella città: rifiuti solidi urbani e salute

Articolo tratto da Pediatria numero 3 – marzo 2024, disponibile al seguente link

a cura della Commissione Ambiente e Salute – Tavolo Tecnico SIP
Stefania Urgesi
Azienda Ospedaliero Universitaria Consorziale Policlinico, Ospedale pediatrico “Giovanni XXIII”, Bari, Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” 
Giacomo Racioppi
Ospedale pediatrico Bambino Gesù, sede di Roma, Università di Roma Tor Vergata 

 

I rifiuti sono “le sostanze e gli oggetti che derivano da attività umane o da cicli naturali, di cui il detentore si disfi” (Dlgs 116/2020) e vengono classificati in rifiuti urbani (RU) e rifiuti speciali. Fanno parte dei RU i rifiuti domestici (anche ingombranti), quelli provenienti dallo spazzamento delle strade, i rifiuti di qualunque natura giacenti sulle strade e aree pubbliche ed i rifiuti di origine vegetale.
Vi è una grande attenzione da parte della Comunità Europea in merito alle politiche per ridurre al minimo le eventuali conseguenze negative nella produzione e nella gestione dei rifiuti, con una “gerarchia” delle strategie e delle tecniche di smaltimento in ordine di priorità (figura 1). Al primo posto c’è la riduzione, il riutilizzo ed il riciclo, a seguire il compostaggio, l’incenerimento e il conferimento in discarica con recupero di energia, infine l’incenerimento e la discarica senza recupero di energia. Come noto, i rifiuti sono stati e sono tuttora smaltiti anche per mezzo di discariche illegali e combustioni incontrollate, argomenti di cui non ci occupiamo in questo
breve articolo ma di cui tratta lo studio Sentieri (https://t.ly/zVe9w).
La gestione dei RU è un problema importante per le implicazioni ecologiche, sanitarie, economiche e sociali. Le normative a riguardo hanno imposto regole sempre più stringenti a tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini, i quali a loro volta sono divenuti sempre più consapevoli ed attenti ai pericoli che possono derivare da uno smaltimento improprio. Le strategie utilizzate per ottimizzare tale gestione, secondo le normative europee e nazionali, tendono a ridurre la quantità di materiale effettivamente smaltito, attraverso la prevenzione, il riciclo e l’uso di tecnologie per il riutilizzo di materiali ed energia.
Il Programma Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti, adottato dal Ministero dell’Ambiente nel 2020, ha tra i suoi obiettivi la riduzione del 5% della produzione di RU per unità di PIL. L’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) 2022, riferito agli anni 2018-2020, ha mostrato come l’Italia sia il quindicesimo Paese in Europa per produzione di RU pro
capite ed il terzo in termini di quantità assoluta.
Ma cosa succede ai nostri rifiuti dopo che ce ne disfiamo?
Nell’anno 2021, il 27% veniva utilizzato per il recupero di materia, il 23% subiva un trattamento biologico (frazione organica), il 19% conferito in discarica ed il 18% avviato ad incenerimento. Le restanti parti erano costituite da trattamenti intermedi di selezione e biostabilizzazione (5%), compostaggio domestico (1%), esportazioni (2%) e altro (2%). Per quanto riguarda la raccolta differenziata, il rapporto ISPRA 2022 mette in luce in Italia risultati disomogenei, essendoci differenze tra il Nord, dove l’obiettivo 2020 del 65% di RU riciclati è stato superato, il Centro con il 60%, ed il Sud che si ferma al 55%.
Gli studi ambientali si sono concentrati negli anni sull’individuazione degli inquinanti delle discariche e degli inceneritori per RU (figura 2).
Ma chi sono i soggetti potenzialmente interessati da possibili effetti per la salute da smaltimento di RU e quali sono ad oggi i dati sui possibili danni?
Innanzitutto, i lavoratori coinvolti direttamente nella gestione del ciclo dei rifiuti, ma anche i residenti, indirettamente esposti a potenziali contaminazioni ambientali.
I risultati degli studi epidemiologici relativi all’impatto sulla salute della popolazione dei sistemi di smaltimento dei rifiuti sono stati riassunti in diversi documenti e revisioni sistematiche. Le preoccupazioni maggiori riguardano le discariche abusive che non sono sottoposte a controllo e ricevono rifiuti senza alcuna selezione all’origine, ma diversi studi hanno anche indagato gli effetti delle discariche autorizzate. Alcuni hanno documentato una associazione tra residenza nei
pressi di discariche autorizzate e rischi per la salute, soprattutto a carico dell’apparato respiratorio, sia tra gli adulti che tra i bambini. L’affidabilità dei risultati, tuttavia, risente della mancanza
di informazioni precise sull’esposizione. L’associazione fra esposizione a prodotti di discarica di RU e alcuni tipi di malformazioni congenite non è al momento significativa; parimenti l’evidenza di un eccesso di tumori di varia natura descritta per diversi siti non è sufficiente per trarre delle conclusioni definitive: una relazione causale tra esposizione e tumori appare perciò al momento debole. Le evidenze relative agli effetti sulla salute delle discariche autorizzate, quindi, sono tutt’altro che certe, a fronte di una percezione del rischio molto forte nell’opinione pubblica.
Un rapporto dell’OMS del 2015 riportava stime quantitative di eccesso di rischio in popolazioni residenti in prossimità di inceneritori di vecchia generazione per tutti i tipi di tumori, ma in relazione ad ogni tipo di rifiuto, non soltanto ai RU.
Simili evidenze sono state riscontrate per malformazioni congenite del tratto urinario e per il basso peso alla nascita. Non è però possibile quantificare il rischio derivante dai soli impianti che inceneriscono RU, ed in condizioni di corretto smaltimento degli stessi, rischio presumibilmente minore. Gli effetti tossici di diossine, metalli e polveri sottili, inoltre, sono solitamente osservati a concentrazioni molto più elevate di quelle prodotte dagli impianti di incenerimento e non è
ancora chiaro se l’accumulo nell’organismo di queste sostanze possa provocare, a lungo termine, problemi di salute. La concentrazione di sostanze tossiche nelle emissioni dei nuovi impianti di incenerimento è molto più bassa rispetto a quella degli impianti più vecchi. A causa del poco tempo trascorso dall’introduzione delle nuove tecnologie, non sono disponibili, però, dati conclusivi sull’esistenza di un rischio legato esclusivamente agli impianti di incenerimento di nuova generazione.
Meritevole di approfondimento, secondo l’OMS, è l’associazione tra esposizione ai nuovi impianti di incenerimento e nascite pretermine.
Infine, nuovi dati sono emersi recentemente circa i disturbi olfattivi, non ancora ben quantificati in misura standardizzata e presenti nei lavoratori a diretto contatto con lo smaltimento dei RU, ma anche nei residenti. Soprattutto nei lavoratori, i disturbi olfattivi si possono accompagnare ad irritazione delle alte vie respiratorie, cefalea e nausea. Gli effetti indiretti, non meno importanti in termini di qualità di vita, riguardano l’aspetto stressogeno degli odori sulla sfera quotidiana, con espressioni sul versante psicologico e sui disturbi funzionali dell’apparato gastrointestinale.
In tema di prevenzione, la strategia piramidale delle 3 R: “RIDUCI-RIUSA- ICICLA”, dovrebbe essere necessaria, non solo in ambito di rifiuti solidi urbani, ma in un atteggiamento culturale di più ampio respiro verso la tutela ambientale e la sua associazione con la salute pubblica. Risulta fondamentale continuare a sensibilizzare la popolazione ed in special modo i più giovani al consumo consapevole ma anche al corretto riutilizzo e riciclo dei rifiuti, ponendo l’attenzione, ad esempio, agli imballaggi di plastica nei prodotti di largo consumo, all’impatto del fast-fashion (“moda veloce”, ossia produzione rapida, di scarsa qualità e a basso costo) ed a quello dei RAEE (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche).
Sono necessarie, infine, attività a livello collettivo, in particolare controllo delle emissioni ed  eventuale monitoraggio biologico delle esposizioni della popolazione residente nei dintorni, accompagnate da una diffusione dei risultati conseguiti.

 

Referenze
^ Compendium of WHO and other UN guidance on health and environment. Solid waste and human health: Evidence and needs. WHO Meeting Report, 2015.
^ RIAS, Rete Italiana Ambiente e Salute (https://rias.epiprev.it/).
^ Mataloni F, Badaloni C, Golini MN, Ancona C, et al. Morbidity and mortality of people who live close to municipal waste landfills: a multisite cohort study. Int
J Epidemiol 2016;45:806-15.
^ Tait PW, Brew J, Che A, et al. The health impacts of waste incineration: a systematic review. Aust N Z J Public Health 2020;44:40-8.
^ Guadalupe-Fernandez V, De Sario M, Vecchi S, et al. Industrial odour pollution and human health: a systematic review and meta-analysis. Environ Health 2021;20:108.
^ Rapporto ISPRA 2022 (https://t.ly/4d-qI).