Quando il gioco diventa un problema

Articolo tratto da Pediatria numero 3 – marzo 2024, disponibile al seguente link

a cura di Claudia Mortali, Luisa Mastrobattista, Adele Minutillo
Centro Nazionale Dipendenze e Doping Istituto Superiore di Sanità
 

Le dipendenze comportamentali nella Generazione Z

E’ ormai noto che la dipendenza da oggetti o comportamenti si sviluppa con le stesse dinamiche biologiche e manifesta le stesse caratteristiche fenomenologiche implicate nell’uso di sostanze psicoattive, tanto che nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5) si parla di “dipendenze comportamentali”, ovvero di “non-drug-related behavioral addictions”.

Gli elementi comuni alle diverse forme di dipendenza (con sostanza o senza) riguardano sia la dimensione della diagnosi psicopatologica, sia la dimensione della eziopatogenesi, per cui i circuiti neurali centrali (ad es. il Sistema della ricompensa-
Reward System) e i neurotrasmettitori implicati (ad es. dopamina e serotonina) in tutti i comportamenti di dipendenza sono per la gran parte gli stessi.

Purtroppo, non è ancora sviluppata la percezione comune della pericolosità, del danno potenziale e del costo sociale delle dipendenze comportamentali, o quantomeno non è ancora comparabile con quella legata alle dipendenze da sostanze.
Se si considera la sempre maggiore precocità dei comportamenti di addiction, l’impatto e la pervasività rispetto al funzionamento globale di un individuo nel pieno del suo sviluppo evolutivo, le dipendenze comportamentali rappresentano oggi
uno dei maggiori pericoli per lo sviluppo del bambino e dell’adolescente.
Il disturbo da gioco su Internet-Internet Gaming Disorder (IGD) viene definito dal DSM-5 (nella Sezione III “Condizioni che necessitano di ulteriori studi”) come l’uso persistente e ricorrente di internet per partecipare a giochi, spesso con altri giocatori, che porta a compromissione o disagio clinicamente significativi, secondo criteri specifici che si manifestano per un periodo di 12 mesi.
Il disturbo da gioco, con le sue varianti online e offline, è stato anche incluso nell’undicesima edizione della classificazione internazionale delle malattie (ICD-11) come sindrome clinicamente riconoscibile e significativa in cui il comportamento
di gioco porta ad un marcato disagio o ad una significativa compromissione del funzionamento personale, familiare, sociale, educativo o lavorativo dell’individuo. Il disturbo si manifesta, quindi, con controllo alterato sul comportamento di gioco (es. inizio, frequenza, intensità, durata, termine, contesto), priorità data al gioco
rispetto alle altre attività e interessi e, infine, continuazione o escalation del gioco nonostante il verificarsi di conseguenze negative.

Tabella 1.
Prevalenze di Social Media Addiction (SMA), Internet Gaming Disorder (IGD), Food Addiction (FA) nelle popolazioni di studenti 11-13 anni e 14-17 anni.

Fenomeno indagato

Prevalenza 11-13 anni

Prevalenza 14-17 anni

Social Media Addiction

2,2% (37.594 studenti)

2,7% (62.038 studenti)

Internet Gaming Disorder

14,3% (244.109 studenti)

10,2% (234.068 studenti)

Food Addiction

26,4% (451.530 studenti)

30,6% (700.778 studenti)

Lieve 13,5% (231.670 studenti)

Lieve 12,7% (290.997 studenti)

Moderata 5,8% (98.598 studenti)

Moderata 6,9% (157.927 studenti)

Grave 7,1% (121.262 studenti)

Grave 11% (251.854 studenti)

Fonte dei dati: Centro Nazionale Dipendenze e Doping, Istituto Superiore di Sanità. Mortali C, Mastrobattista L, Palmi I, Solimini R, Pacifici R, Pichini S, Minutillo A. Dipendenze comportamentali nella Generazione Z: uno studio di prevalenza nella popolazione scolastica (11-17 anni) e focus sulle competenze genitoriali. Roma: Istituto Superiore di Sanità; 2023. (Rapporti ISTISAN 23/25).

Cosa accomuna le dipendenze da sostanza e comportamentali?
In estrema sintesi, le dipendenze da sostanza e quelle comportamentali sono accomunate da:
- Compulsività: impossibilità a resistere all’impulso di mettere in atto il comportamento
- Craving: sensazione crescente di tensione che precede l’inizio del comportamento
- Piacere o sollievo durante la messa in atto del comportamento
- Percezione di perdita di controllo
- Persistenza del comportamento nonostante la sua associazione con conseguenze negative.

Il progetto “Dipendenze comportamentali nella Generazione Z”
Per approfondire l’argomento e avere una stima della prevalenza di alcuni comportamenti a rischio di insorgenza di comportamenti di dipendenza tra i più giovani, quali l’IGD ma anche social media addiction (SMA) e food addiction (FA),
il Dipartimento delle Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha affidato all’Istituto Superiore di Sanità il progetto “Dipendenze comportamentali nella Generazione Z – Studi di prevalenza nella popolazione scolastica (11-17 anni) e correlazione con percezioni e competenze genitoriali, anche alla luce dell’emergenza
pandemica da Covid-19”.
Lo studio, realizzato nel 2022, ha interessato 8.755 studenti, di cui 3.623 iscritti alle scuole secondarie di primo grado (11-13 anni) e 5.132 delle scuole secondarie di secondo grado (14-17 anni).
I dati epidemiologici Il rischio di IGD è stato misurato con l’adattamento italiano dell’IGDS9-SF, uno strumento diagnostico composto da nove item, corrispondenti
ai nove criteri di IGD definiti nel DSM-5.
Il fenomeno dell’IGD coinvolge il 12% della popolazione scolastica 11-17 anni (pari a 478.177 studenti) ma se si osserva la sola fascia di età 11-13 anni, relativa agli studenti delle scuole secondarie di primo grado, la prevalenza di IGD sale a
14,3% (pari a 244.109 studenti).
Il fenomeno è prevalentemente maschile, infatti nella fascia 11-13 anni la prevalenza di IGD tra i ragazzi è 18% (contro il 10,8% delle femmine della stessa età) e nella fascia di età 14-17 anni è 13,8% (contro il 5,5% delle femmine).
Sono stati messi a confronto i ragazzi che presentano un rischio di IGD con i coetanei che non presentano tale rischio. Tale confronto ha evidenziato differenze (statisticamente significative) tra i due gruppi rispetto all’associazione con altri
comportamenti a rischio: già alle scuole secondarie di primo grado, gli individui con IGD consumano in percentuale maggiore i nuovi prodotti contenenti tabacco e nicotina (tabacco riscaldato e sigarette elettroniche); assumono maggiormente
bevande alcoliche e hanno dichiarato maggiormente episodi di ubriacatura nei 30 giorni antecedenti la rilevazione.
Differenze tra gli individui a rischio e quelli non a rischio IGD sono significative anche in relazione all’igiene del sonno: il 30,6% degli studenti più giovani (11-13 anni) con IGD dichiara di aver dormito meno di 6 ore a notte nel mese antecedente
l’intervista e quasi il 25% impiega più di 45 minuti per addormentarsi.
Anche il rapporto con i genitori e il rendimento scolastico risultano diversi tra i due gruppi, infatti gli studenti che presentano rischio di IGD hanno un rendimento scolastico più basso e dichiarano maggiormente di avere una comunicazione difficile con i propri genitori.
Considerando tutti i fattori associati al rischio di sviluppare manifestazioni riconducibili all’IGD,
quelli che hanno un peso maggiore sono la depressione, l’ansia sociale e l’impulsività. È risultato, infatti, che nella fascia 11-13 anni avere una depressione grave espone ad un rischio 6 volte maggiore di cadere in una dipendenza da gaming rispetto a chi non soffre di depressione; soffrire di ansia sociale grave espone ad un rischio quasi 4 volte maggiore; l’alta impulsività raddoppia le probabilità di soffrire di IGD.

I genitori e le regole
Il focus che lo studio ha dedicato ai genitori degli studenti della scuola secondaria di primo grado ha consentito di appaiare 681 questionari dei genitori con i questionari compilati dai rispettivi figli, con lo scopo di confrontare i profili emotivi e comportamentali dei ragazzi e delle ragazze con quanto riportato dai genitori e approfondire le conoscenze su competenze e stili genitoriali.
Nel questionario i genitori potevano dichiarare se in casa “non ci sono regole”, “ci sono regole a volte” o “ci sono regole sempre” in relazione all’uso dei social media. Si osservano percentuali più alte di comportamenti problematici laddove i genitori non mettono regole, mentre le percentuali più basse si associano con la risposta “ci sono regole a volte”.
I pediatri possono svolgere un ruolo chiave nell’accompagnare i genitori sin dalla primissima infanzia dei loro figli e figlie. In accordo con l’American Academy of Pediatrics e con le linee guida australiane, la SIP ha suggerito ai pediatri di sensibilizzare i genitori affinché l’esposizione ai dispositivi multimediali durante l’infanzia sia regolata sulla base delle prime evidenze cliniche.
Il progetto “Le dipendenze comportamentali nella Generazione Z” sta producendo diversi materiali utili alla sensibilizzazione della popolazione: video, locandine, brochure e opuscoli.

Tabella 2. Regole in casa nell’uso dei social media e Assenza o Presenza di IgD nei figli.

                                                                            Presenza IgD

                                                                                 nel figlio/a              

Assenza IgD 

nel figlio/a

Non usa social media

 

85,9%

 14,1%

Regole in casa per

Non ci sono regole

69,0%

 31,0%

uso social media

 

Ci sono regole a volte

93,1%

 6,9%
 

Ci sono regole sempre

87,1%

 12,9%

Progetto “Dipendenze comportamentali Gen Z” 2022-2023.

Il fenomeno dell’IGD coinvolge il 12% della popolazione scolastica 11-17 anni (pari a 478.177 studenti), ma se si osserva la sola fascia di età 11-13 anni, relativa agli studenti delle scuole secondarie di primo grado, la prevalenza di IGD sale a 14,3% (pari a 244.109 studenti)