Medicina narrativa, sconosciuta alla metà dei medici

Articolo tratto da Pediatria numero 3 – marzo 2024, disponibile al seguente link

Medicina narrativa, questa sconosciuta. Un medico su due (57%) non sa cosa sia, così anche la quasi totalità dei pazienti (97%). È quanto emerge da un’indagine condotta da Dnm (Digital Narrative Medicine) nella community della sanità digitale MioDottore su 224 medici e 2.281 pazienti, presentata a Roma, all’Ara Pacis, nel corso del convegno “Prevenzione, salute e medicina narrativa in Italia: quali scenari”, al quale hanno preso parte, tra gli altri, gli esperti del Laboratorio di Health Humanities del Centro nazionale malattie rare dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e della SIMeN (Società Italiana di Medicina Narrativa).
Eppure l’Italia è il primo Paese in Europa ad aver messo a punto linee di indirizzo ufficiali sull’argomento, promosse dall’ISS che ha inoltre avviato il progetto di ricerca specifico Limenar per mapparne l’utilizzo, oltre a riunire centinaia di esperti in una società scientifica dedicata, la Simen.
La medicina narrativa “è una metodologia d’intervento clinico-assistenziale basata su una specifica competenza comunicativa – afferma Amalia Egle Gentile, responsabile Laboratorio di Health Humanities del Centro nazionale malattie rare dell’ISS –. La narrazione è lo strumento fondamentale per acquisire, comprendere e integrare i diversi punti di vista di quanti intervengono nella malattia e nel processo di cura, come descritto nelle Linee di indirizzo che abbiamo pubblicato nel 2015”. Obiettivo del progetto Limenar, di cui la Società Italiana di Pediatria è partner, spiega, è “comprendere se e come queste Linee di indirizzo siano state recepite dalle comunità scientifica e associativa, ampliando lo sguardo all’utilizzo delle arti e delle nuove tecnologie e considerando ‘la relazione al centro’, come elemento base della cura”.
La medicina narrativa, spiega Stefania Polvani, Presidente SIMeN, favorisce “l’aderenza alle terapie e alla prevenzione, riduce la conflittualità con l’operatore sanitario che, a sua volta, ha la possibilità di elaborare al meglio il carico emotivo della sua professione, riducendo il rischio burnout”.
I dati dell’indagine La scarsa conoscenza non corrisponde però a disinteresse o alla percezione di scarsa rilevanza della medicina narrativa. Al contrario, in questa fase di grande trasformazione della sanità, la medicina narrativa emerge come una risorsa prioritaria (86% dei pazienti, con quasi la metà, 48%, che la considera molto importante e 87% dei curanti, con il 58% che la ritiene molto importante).
Nelle aspettative di pazienti e curanti la medicina narrativa può soprattutto migliorare la comunicazione e la relazione medico paziente (57% pazienti e 79% medici) e facilitare la consapevolezza della malattia e dei bisogni di cura del paziente
(41% pazienti e 61% medici).
Medici e pazienti però concordano su quali siano le barriere alla diffusione di questa metodologia e per quasi tutti dipenderebbero dai medici e non dai pazienti: per il 72% dei medici in primo piano c’è l’esigenza di una formazione specifica e per il
49% la mancanza di tempo; per i pazienti, invece, al primo posto c’è la mancanza di tempo degli operatori sanitari (55%) e solo per il 30% è una questione di formazione.
Un altro dato su cui riflettere riguarda le opportunità offerte dalla digitalizzazione. Secondo l’indagine, il 60% dei medici e il 58% dei pazienti ritengono la telemedicina, e in generale le tecnologie digitali, strumenti in grado di facilitare la diffusione della medicina narrativa in Italia “per favorire la relazione medico-paziente e la personalizzazione delle cure”.
“Nei percorsi di presa in carico dei pazienti, la condivisione delle esperienze tra il personale medico, il paziente e il suo caregiver rappresenta un
tassello importante nella prevenzione delle malattie, e segna un cambio di paradigma nella definizione dei percorsi di cura, in un’ottica di umanizzazione”, ha affermato Ugo Cappellacci, presidente XII Commissione Affari Sociali della Camera, intervenendo all’incontro. La politica deve allora “orientare i servizi socio-sanitari e l’assistenza alla cronicità verso forme di sanità sempre più avanzate, partendo dalle opportunità offerte dalla tecnologia, che permette di accorciare le distanze, favorire il dialogo, e rappresenta un valido supporto nella definizione di una vera medicina
di precisione”. Importante “programmare e implementare su larga scala programmi di tele-assistenza, tele-consulto e tele-riabilitazione, favorendo un ecosistema interconnesso ed omogeneo su tutto il territorio nazionale”.