Il frenulo linguale, l’anchiloglossia e l’allattamento

A cura della dott.ssa Maria Clemente e del Tavolo Tecnico Allattamento SIP

L’articolo di Rossato (1) affronta il tema dell’anchiloglossia ed il suo rapporto con l’allattamento al seno, in un contesto di un aumento di tale diagnosi dell’800% tra il 1997 e il 2012. È stato inoltre stimato che circa il 38% dei casi diagnosticati viene trattato chirurgicamente tramite frenulectomia.

La promozione ed il sostegno dell’allattamento devono includere una valutazione approfondita e multidisciplinare della diade madre-bambino/a che comprenda un’accurata anamnesi materna, l’ispezione del seno, l’esclusione di patologie endocrinologiche materne, la valutazione del benessere emotivo materno, la stima della quantità di latte prodotto e da ultimo, ma non meno importante, l’osservazione dell’attacco e della suzione. Nell’ambito di quest’ultima è d’obbligo rilevare l’esistenza di un’eventuale presenza di anchiloglossia, ossia di una variante anatomica del frenulo (una piega che unisce la lingua al pavimento buccale) che può limitare la mobilità e la funzione linguale. Nonostante l’aumento delle diagnosi e del trattamento chirurgico, continua però la controversia sul suo impatto clinico e quindi sulle indicazioni di un suo trattamento.

Esistono scale per valutare il grado di compromissione della funzionalità linguale, ma il loro ruolo ha una importanza relativa. Una delle più utilizzate è il Bristol Tongue Assessment Tool (BTAT) o il suo simile Tongue-tie and Breastfed Babies (TABBY). Questo strumento valuta il contorno linguale (a forma di cuore, leggermente infossato o arrotondato), il punto di attacco del frenulo (anteriore, medio, posteriore), la capacità della lingua di sollevarsi (poco, moderatamente, ben in alto) e la possibilità della sua protrusione (non supera le gengive, raggiunge il bordo labiale, fuoriesce dalla bocca). Ogni voce ha un punteggio (0 per la mobilità più limitata e 2 per la massima). Un punteggio di 8 implica una funzionalità linguale normale. Si ritiene che quando il punteggio è 6 o 7 sia necessario fornire una consulenza sull’allattamento. I casi con un punteggio pari o inferiore a 5 indicano una limitazione della mobilità linguale, che può avere effetti negativi sulla lattazione.

La Consensus Statement dell’American Academy of Otolaryngology-Head and Neck Surgery del 2020 (2) ha riscontrato una concordanza tra i partecipanti nel sottolineare che diagnosi e indicazione all’intervento di frenulectomia vengono sovrastimati; quest’ultimo purtroppo non sempre risolve, come atteso, le difficoltà dell’allattamento.

Occorre considerare che la frenulectomia può accompagnarsi a complicanze, tra cui difficoltà nell’alimentazione, dolore, emorragia e lesioni vascolari o nervose. Inoltre, un eccessivo investimento clinico sull’intervento chirurgico può ritardare l’identificazione di altre cause di difficoltà con l’allattamento.

In uno studio condotto in Brasile nel 2024 (3) non sono state riscontrate differenze statisticamente significative nella prevalenza dell’allattamento esclusivo a 1, 4 e 6 mesi nei bambini con diagnosi di anchiloglossia (certa o probabile) a cui non ha fatto seguito la chirurgia, rispetto ai bambini sani.

Questi dati suggeriscono che nei casi in cui il frenulo corto sia ritenuto causa delle difficoltà di allattamento, si dovrebbe tentare dapprima una soluzione non chirurgica. Le difficoltà nell’allattare ed il dolore materno in presenza di anchiloglossia possono infatti essere risolte anche senza intervento chirurgico attraverso una attenta valutazione della poppata. Ci si aspetta ed è auspicabile che il lavoro venga effettuato in team interdisciplinare in modo tale che vengano  ridotte le  frenulectomie non necessarie.