Lettera aperta ai sindacati della Pediatria di famiglia

Venerdì 18 marzo ho assistito, nel corso dei lavori dell’ottimo Congresso di Pediatria on Line, al dibattito “A che punto siamo con il nuovo ACN? Come cambia il nostro lavoro da regione a regione?”, cui partecipavano i vertici nazionali di FIMP e SiMPeF, due delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative della Pediatria di famiglia.

L’aspettativa, mia e dei tanti colleghi presenti, era di ascoltare lo stato dell’arte dalla viva voce di chi partecipa alle trattative del nuovo ACN e di apprendere quali cambiamenti del nostro modo di fare i Pediatri avremmo dovuto attenderci, verosimilmente, dalla nuova normativa che dovrebbe incorporare i principi della cosiddetta “legge Balduzzi”.

Purtroppo, almeno per me, il contenuto del dibattito è stato piuttosto deludente.

Certo, capisco che nessuno dei convenuti abbia voluto, per così dire, “scoprire le carte” in un momento delicato delle trattative, in cui l’unica certezza sembra essere l’assenza di risorse aggiuntive. Comprendo, inoltre, che da un punto di vista sindacale sapere che a risorse invariate non varieranno un gran che neanche i nostri compiti può essere rassicurante. Tanti interrogativi, tuttavia, mi sembra non abbiano trovato risposta nel corso del dibattito, forse anche per mancanza di tempo.

Per esempio:

  • Qual è il modello di Cure Primarie Pediatriche che i nostri sindacati hanno intenzione di proporre alla parte pubblica?
  • Con quale strumento organizzativo si intende vicariare la carenza di Pediatri prevista nei prossimi anni?
  • Come si pensa di realizzare un’assistenza integrata sul territorio?
  • Come si pensa di integrare la cure primarie con quelle ospedaliere di 2° e 3° livello?
  • Se è vero che la patologia cronica, che già oggi ha numeri discreti, sarà sempre di più frequente riscontro tra i nostri pazienti, con quali risorse umane (anche di personale di studio), economiche e organizzative pensiamo, come categoria, di rispondere a questi bisogni?

A questo proposito, il concetto di “Area Pediatrica”, inteso come insieme di competenze mediche e chirurgiche in grado di fornire la migliore assistenza sanitaria ai pazienti in età evolutiva, non è stato neanche accennato nel corso del dibattito. Eppure, a parole, siamo tutti d’accordo che la migliore assistenza possibile a bambini e adolescenti è quella fornita dai pediatri e da specialisti d’organo con specifiche competenze pediatriche. Lo vogliamo scrivere anche nero su bianco nei documenti ufficiali? Non diamolo per scontato perché politici e funzionari di parte pubblica non lo danno affatto.

Oggi che anche le scuole di specializzazione riconoscono la specificità delle cure primarie pediatriche con un percorso formativo ad hoc, il dibattito sindacale mi è sembrato ancora troppo schiacciato su parametri che vanno bene per i MAP (Medici di Assistenza Primaria, come vengono chiamati oggi i medici generalisti dell’adulto) che con una forza lavoro attiva non paragonabile alla nostra (avendo incorporato anche i Medici della continuità assistenziale) non hanno difficoltà a piegare a proprio vantaggio le indicazioni contenute nella “Balduzzi”.

Senza un modello organizzativo sostenibile e condiviso, viceversa, la Pediatria di famiglia italiana è destinata alla scomparsa per consunzione, con grave danno per tutta l’assistenza ai soggetti in età evolutiva, che peggiorerebbe in qualità ed esploderebbe in costi. Lo hanno scoperto persino negli Stati Uniti dove un programma federale, denominato CHIP (Child Health Insurance Program), si propone di fornire un’assistenza pediatrica primaria a tutta la popolazione. Il Programma ha coperture assistenziali gratuite più o meno estese a seconda delle fasce di reddito e della legislazione dei singoli Stati (come da noi le regioni, ma con numeri significativamente diversi) e che, guarda caso, sono le stesse che i Pediatri di famiglia italiani erogano da decenni (basta fare una rapida ricerca in internet per avere tutte le informazioni dettagliate). Non c’è più, quindi, neanche la scusa usata dai nostri detrattori, cioè che saremmo un fenomeno unico (cosa che non è mai stata proprio così vera) visto che quasi un intero continente (il Nord America) si sta muovendo a grandi passi nella nostra direzione.

Sono sicuro che le rappresentanze sindacali, al loro interno, stiano già affrontando gli interrogativi che ho posto in questa lettera. Il mio invito è a rendere pubblico il dibattito e a condividere tra quanti più colleghi è possibile la visione di prospettiva, cioè “Vision e Mission” della Pediatria di famiglia, nell’interesse di tutti Pediatri e, quello che più conta, nell’interesse dei bambini italiani e delle loro famiglie. L’auspicio è che anche la neonata FEDERAZIONE ITALIANA DELLE ASSOCIAZIONI E SOCIETA’ SCIENTIFICHE DELL’AREA PEDIATRICA (FIARPED), in cui le principali organizzazioni sindacali sono rappresentate, possa esprimersi con voce unitaria su un progetto culturale condiviso di “Area Pediatrica” che riguardi anche le cure primarie.

 

 

Luigi Greco

Vice Presidente della SIP