HIV

Le 5 cose da sapere sull’infezione da HIV in età pediatrica

Dot.ssa Stefania Bernardi

Pediatra Infettivologo, Resp. Alta Specializzazione “Infezione da HIV in età pediatrica ed adolescenziale” DPUO ImmunoInfettivologia Ospedale Pediatrico “Bambino Gesu'”

Qual è la principale modalità di trasmissione dell’infezione nel bambino?

Più del 90% dei bambini con HIV contrae l’infezione dalla propria madre, prima o al momento della nascita (trasmissione verticale). La malattia è dunque prevenibile e lo screening prenatale nella donna in gravidanza è la principale arma per impedirne la trasmissione.

Quali sono le precauzioni da attuare per prevenire la trasmissione?

Nel primo e terzo trimestre di gravidanza è di fondamentale importanza eseguire la sierologia per HIV per diagnosticare l’infezione il prima possibile e quindi iniziare la terapia antiretrovirale nella donna che, se aviremica in gravidanza, potrà effettuare un parto naturale. Sarà invece necessario eseguire la profilassi intrapartum e il parto cesareo se la madre ha un’elevata carica virale. L’infezione da HIV è una controindicazione assoluta all’allattamento materno. Durante le prime 4 settimane di vita tutti i bambini nati da donna sieropositiva dovranno assumere la profilassi per via orale. Se tutte queste precauzioni vengono rispettate il rischio di trasmissione verticale è vicino allo 0%.

Quando è necessario sospettarla?

l’HIV non è una malattia del passato e non si identifica con una particolare etnia. E’ importante sospettarla non solo in bambini nati da donne che presentano fattori di rischio o che provengono da zone ad alta endemia ma anche in bambini la cui mamma non ha eseguito screening virologici adeguati in gravidanza o che presenta, nel periodo post natale durante l’allattamento, episodi infettivi insoliti e prolungati.

In bambini con uno o più dei seguenti sintomi: storia di infezioni ricorrenti che necessitano di ricovero, lenta risoluzione degli episodi infettivi nonostante la terapia antibiotica, diarrea cronica, dermatite, scarso accrescimento, ritardo delle acquisizioni neuromotorie, linfoadenopatia persistente, epatosplenomegalia.

I segni biochimici che devono allarmarci sono anemia cronica, citopenia di una o più serie, ipergammaglobulinemia, ipertransaminasemia e riduzione dei linfociti CD4+.

Quando sospettare l’infezione nell’adolescente?

La maggior parte dei nuovi casi di infezione vengono registrati oggi in età adolescenziale e giovane adulta e nelle epoche avanzate della vita. Tutti gli adolescenti che spesso sfuggono ai controlli clinici di routine e ricorrono a sistemi di automedicazione, qualora presentino comportamenti a rischio o sintomi già elencati nel bambino, dovranno essere invitati ad eseguire il test previa somministrazione di counseling specifico.

Quali test eseguire e quali terapie effettuare?

In caso di sospetto, nei bambini con età inferiore ai 18 mesi la diagnosi viene effettuata tramite 2 PCR per HIV-DNA o RNA positive; tale diagnostica va eseguita in tempi diversi e il prima possibile poiché il trattamento precoce, oggi consigliato da tutte le linee guida, comporta numerosi vantaggi per il bambino. Nei bambini di età superiore è necessario eseguire la sierologia per HIV.
La terapia antiretrovirale va iniziata non appena viene confermata la diagnosi e consente di raggiungere un controllo completo della replicazione virale. I centri clinici pediatrici attualmente disponibili per diagnosi, follow-up e distribuzione trattamento sono reperibili sul sito ISS- Ministero della Salute.