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Fresche di stampa
A cura di Francesca Tirelli, Simona Imberti e Liviana Da Dalt
Follow-up nei nati da madre con tiroidite autoimmune?
Righi B, Melli N, Cassio A, et al. An analysis of real-life data of infants born to mothers with autoimmune thyroiditis: do they need to be followed- up? Ital J Pediatr 2025;51:97.
La tiroidite autoimmune è una condizione comune, specialmente nelle donne, e può determinare problematiche in gravidanza; rimane ancora non del tutto chiarito, invece, se l’esposizione agli autoanticorpi materni possa determinare alterazioni significative nella funzione tiroidea dopo la nascita. Questo studio retrospettivo italiano, pubblicato su Italian Journal of Pediatrics, ha quindi valutato retrospettivamente i dati su funzionalità e autoimmunità tiroidea nei neonati da madre con tiroidite autoimmune, ottenuti dopo la nascita con controlli periodici, secondo un protocollo locale. Su 89 diadi madre-bambino incluse, è emerso come pressoché la totalità dei neonati presentasse inizialmente anticorpi positivi, che hanno iniziato a normalizzarsi o a diminuire a partire dal secondo mese di vita. L’84% dei bambini ha mantenuto una funzione tiroidea normale durante il follow-up; il 12% dei neonati ha presentato almeno un valore di TSH superiore a 6 mU/L, con successiva normalizzazione, e solo un neonato ha ricevuto terapia sostitutiva a due mesi. Le alterazioni ecografiche nei bambini erano rare e comunque non associate ad alterazioni persistenti della funzionalità tiroidea. I nati da madre con tiroidite autoimmune non sembrano perciò a rischio di ipotiroidismo conclamato. Tuttavia, a causa dei potenziali effetti avversi degli autoanticorpi, gli autori sottolineano l’importanza di monitorare l’autoimmunità tiroidea in gravidanza, specialmente nelle donne che necessitano di supplementazione di L-tiroxina o mostrano segni di disfunzione tiroidea.
Maltrattamento infantile: una consensus europea
Cowley LE, Lamela D, Drabarek K, et al. Defining child maltreatment for research and surveillance: an international, multi-sectoral, Delphi consensus study in 34 countries in Europe and surrounding regions. Lancet Reg Health Eur 2025;1;50:101196.
Il maltrattamento infantile porta con sé conseguenze a vita sulla salute fisica e mentale ed è un grave problema di salute pubblica, per il quale sono necessarie più incisive misure preventive. Gli studi sul tema e le strategie di sorveglianza sono tuttavia in parte limitate dall’assenza di definizioni uniformi. È stato pertanto condotto uno studio pan-europeo (34 Paesi), che ha coinvolto numerosi esperti e alcune persone adulte che hanno subito violenza da minori, con l’obiettivo di raggiungere un consenso su tipi e caratteristiche di maltrattamento, da usare sia per ricerca che per la sorveglianza. Secondo un processo Delphi, è stata sviluppata una definizione sovra-nazionale standardizzata, che distingue il maltrattamento infantile come sottotipo di violenza sui minori, e ne sono stati definiti sottotipi e caratteristiche chiave. Sono ora necessari sforzi coordinati per testare e perfezionare ulteriormente la definizione prima della sua applicazione operativa.
Liraglutide e obesità infantile
Fox CK, Barrientos-Pérez M, Bomberg EM, et al. Liraglutide for Children 6 to <12 Years of Age with Obesity. A Randomized Trial. N Engl J Med 2025;392:555-65.
Negli ultimi anni, i farmaci agonisti del GLP-1 sono diventati sempre più comuni, non solo come trattamento di prima linea per il diabete di tipo 2, ma anche per la gestione dell’obesità, in particolare per pazienti che non rispondono ai cambiamenti nello stile di vita; il loro utilizzo è approvato dagli enti regolatori a partire dai 12 anni di vita. Sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine i risultati del trial randomizzato di fase III “SCALE Kids” che ha valutato l’efficacia della liraglutide, in associazione a interventi sullo stile di vita, nel modificare l’indice di massa corporea (BMI) in bambini di età compresa tra 6 e 12 anni. Lo studio, durato oltre 4 anni e condotto su 82 bambini di cui 56 trattati con farmaco, ha mostrato una significativa riduzione del BMI e un ridotto aumento di peso nei bambini trattati con farmaco rispetto al gruppo placebo, con effetti collaterali minimi. Nel prossimo futuro, una volta disponibili evidenze scientifiche più robuste anche sull’uso a lungo termine, inclusi i risultati dell’estensione open- label di questo stesso studio, il trattamento dell’obesità infantile potrebbe avvalersi di questi farmaci anche nei pazienti di età più piccola.
Celiachia e rischio epatico a lungo termine
Yao J, Sun J, Ebrahimi F, et al. Long-term risk of chronic liver disease in patients with celiac disease: a nationwide population-based, sibling- controlled cohort study. Lancet Reg Health Eur 2025;50:101201.
Questo articolo pubblicato su The Lancet Regional Health – Europe presenta uno studio di coorte svedese volto a valutare il rischio a lungo termine di problematiche epatologiche nei pazienti con celiachia. Mediante database nazionali, sono stati inclusi 48.027 individui con celiachia confermata da biopsia tra il 1969 e il 2017, confrontati sia con la popolazione generale che con fratelli non celiaci. Lo studio ha dimostrato un rischio raddoppiato nei pazienti affetti da celiachia di sviluppare patologie epatiche croniche anche a distanza di anni dalla diagnosi, tra cui malattie epatiche autoimmuni, steatosi metabolica e malattia epatica alcolica, con rischio ancora maggiore in presenza di altre diagnosi autoimmuni o metaboliche. Risultava aumentato anche il rischio di danni epatici gravi come cirrosi, carcinoma epatocellulare, trapianto di fegato e mortalità epatica, pur rimanendo il rischio assoluto basso. L’analisi dei fratelli non celiaci, che mostravano rischio simile alla popolazione generale, ha permesso di escludere associazioni attribuibili a fattori genetici o ambientali familiari. I risultati supportano quindi la necessità di un monitoraggio epatico a lungo termine nei pazienti celiaci, anche in assenza di sintomi epatici, al fine di prevenire complicanze potenzialmente gravi.
Malattie croniche e salute mentale dei genitor
Coscini N, McMahon G, Schulz M, et al. Screening parents of children with a chronic condition for mental health problems: a systematic review. Arch Dis Child 2025;archdischild-2024-328300.
Tra i genitori di bambini affetti da patologie croniche vi è maggiore incidenza di problemi di salute mentale; questo può influire negativamente sia sulla fuanzione genitoriale che sulla salute dei bambini, già a rischio di problematiche psicologiche e ridotta qualità di vita. Questa revisione sistematica ha valutato se l’implementazione di programmi di screening sui genitori migliori l’identificazione e l’avvio di interventi per tali problematiche. Sono stati inclusi 8 studi che prevedevano lo screening routinario della salute mentale nei genitori di minori con patologie croniche, che confermano l’elevata prevalenza di condizioni quali ansia (dal 9,6% al 62,9) e depressione (dal 7,7% al 57,0%). Mancano tuttavia dati chiari di follow-up e sugli effettivi esiti in termini di presa in carico psicologica dei genitori, una volta identificata la necessità. Per questo, gli autori concludono che è necessario implementare la ricerca per comprendere questo aspetto e per individuare, fare screening e supportare al meglio i genitori, indirizzandoli e favorendo l’accesso ai servizi per la salute mentale.