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Musicoterapia in terapia intensiva neonatale: dal controllo dello stress alla maturazione cerebrale del prematuro
Una sintesi delle più solide evidenze disponibili sull’impiego della musica e della musicoterapia in terapia intensiva neonatale
Roberta Leonardi, Pasqua Betta
UOC
UTIN – Neonatologia AOU Policlinico G. Rodolico
La nascita pretermine interrompe un periodo in cui il cervello cresce immerso in stimoli ritmici e filtrati, dominati da battito cardiaco e voce materna. In UTIN il neonato incontra invece rumori imprevedibili, procedure dolorose, luce, manipolazioni frequenti e separazione dai genitori. In questo scenario la musica non è soltanto un supporto ambientale, ma una possibile forma di cura sensoriale. La scoping review di Papatzikis et al., che ha analizzato 56 studi sull’ascolto musicale passivo in neonati a termine e pretermine, ha identificato quattro aree ricorrenti: effetti su alimentazione e crescita, controllo del dolore e dello stress effetti fisiologici e sul sonno. Tuttavia vi è una forte eterogeneità di protocolli e la mancanza di standard condivisi su tipo di musica, intensità, durata e contesto di somministrazione.
La sintesi quantitativa più ampia è la meta-analisi dose-risposta di Shahbazi et al., che ha incluso 30 trial randomizzati e 1.855 neonati prematuri e che ha evidenziato un miglioramento di saturazione di ossigeno, frequenza cardiaca, frequenza respiratoria, durata del sonno, temperatura corporea e pressione arteriosa, con un andamento compatibile con una relazione dose-risposta. Lo stesso lavoro precisa però che non è emersa un’associazione significativa per pain score e behavioral score. Il messaggio pratico è netto: la musica sembra avere un effetto fisiologico consistente, mentre il beneficio sul dolore va letto con maggiore cautela e in relazione al contesto clinico e al tipo di stimolo sonoro utilizzato.
I trial recenti mostrano che non tutta la musica agisce allo stesso modo. Nel RCT di Akkoyun et al., 84 prematuri medicalmente stabili sono stati assegnati a musica classica, arpa o cure routinarie; dopo 15 sessioni da 30 minuti a 50-55 dB, musica classica e arpa hanno aumentato il comfort, mentre la musica classica ha mostrato il segnale più chiaro su frequenza cardiaca, frequenza respiratoria e saturazione di ossigeno, con differenze tra gruppi anche nei valori medi di ossigenazione cerebrale. In uno scenario diverso, Dogan et al. hanno studiato 60 prematuri durante il prelievo capillare dal tallone: qui la ninna nanna è risultata più efficace della musica classica e del controllo nel ridurre dolore, frequenza cardiaca e frequenza respiratoria, senza differenze significative per la saturazione. Ne emerge un punto decisivo: nei momenti procedurali brevi e stressanti, una melodia semplice e ripetitiva può essere più utile di uno stimolo genericamente rilassante.
Oltre agli effetti clinici immediati, negli ultimi anni la ricerca si è concentrata sempre più sugli effetti della musica sullo sviluppo cerebrale dei neonati prematuri. Loukas et al., mediante fMRI in 45 neonati, hanno mostrato che il neonato distingue già melodie vocali e strumentali: durante lo stimolo vocale la corteccia uditiva co-attiva reti sensori-motorie e della salience, mentre durante quello strumentale co-attiva corteccia visiva e regioni frontali superiori; per entrambe compaiono firme comuni nel precuneo e nel cingolo posteriore. Il neonato, quindi, non riceve il suono in modo passivo, ma lo elabora secondo circuiti differenziati già nelle prime epoche di vita.
Nei very preterm la musica sembra inoltre interagire con la maturazione delle reti cerebrali. Nel trial pilota di Haslbeck et al., la musicoterapia creativa dal vivo (humming e canto in stile ninna nanna), è risultata fattibile e associata soprattutto a effetti funzionali: minore ritardo di processamento talamo-corticale, reti funzionali più forti e maggiore integrazione in regioni prefrontali, temporali inferiori e dell’area motoria supplementare; sul piano strutturale il segnale è stato più limitato, con aumento dell’integrazione nel cingolo posteriore. Anche il numero di sessioni mostrava un andamento dose-dipendente sul lag talamo-corticale.
Dewan et al. hanno evidenziato modificazioni nella microstruttura della sostanza bianca e nella maturazione delle connessioni cerebrali nei neonati <32 settimane esposti a interventi musicali. È stato osservato un aumento dell’integrità di diversi tratti di sostanza bianca, tra cui il fascicolo longitudinale superiore, il fascicolo uncinato e il corpo calloso. Inoltre, Sa de Almeida et al. nel 2020 hanno mostrato una migliore maturazione di radiazioni acustiche, capsula esterna/claustro/capsula estrema e fascicolo uncinato, insieme a volumi amigdaloidei maggiori. Infine, analisi longitudinali hanno mostrato una maggiore complessità microstrutturale in regioni corticali coinvolte nell’elaborazione socio-emotiva e nella percezione uditiva, come l’insula, il cingolo posteriore e il precuneo. Dunque, seppure la convergenza tra questi studi non autorizzi ancora a parlare di neuroprotezione dimostrata, essa suffraga la tesi secondo la quale la musica sia in grado di modulare la plasticità neuronale in una finestra critica dello sviluppo.
Il lavoro di Spiro et al. amplia, infine, la prospettiva oltre l’UTIN e ricorda che la “musical care” nei primi 1001 giorni ((dal concepimento ai due anni di vita, secondo la terminologia adottata dagli autori) riguarda anche la famiglia. Nella survey britannica, l’83% dei caregiver aveva partecipato ad almeno un’attività musicale; tra i fattori favorenti emergevano aspettativa di beneficio e raccomandazione dei professionisti sanitari, mentre le barriere comprendevano logistica, risorse, inclusività e formazione dei provider. Se ne deduce che la musica può entrare nei percorsi di developmental care non solo come intervento sul neonato, ma come pratica relazionale e supporto precoce alla genitorialità.
Concludendo, in neonatologia la musica non va considerata un semplice sottofondo, ma un intervento sensoriale con plausibilità biologica, effetti clinici e di neuroplasticità promettenti. La domanda non è più se la musica abbia un ruolo, ma quale musica usare, con quale dose, in quali neonati e con quali obiettivi, di conseguenza, la prossima sfida sarà trasformare un campo ancora eterogeneo in protocolli rigorosi, personalizzati e trasferibili alla pratica quotidiana.
PubMed
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- Shahbazi F, Fattahi-Darghlou M, Moslehi S, et Effect of music therapy on behavioral and physiological neonatal outcomes: a systematic review and dose-response meta-analysis. PLoS One 2025;20:e0316674.
- Akkoyun S, Tas Arslan F, Kacmaz The effect of classical and harp music on comfort, physiological parameters and cerebral oxygenation among premature infants: a multi-arm randomized controlled trial. Nurs Crit Care 2025;30:e13279.
- Dogan P, Karakul A, Engur D, Oncel The effectiveness of music on pain during heel blood collection in premature infants: a randomized controlled trial. Infant Behav Dev 2025;81:102157.
- Spiro N, Sanfilippo KRM, Shaughnessy C, et The landscape of musical care during the beginning of life in the United Kingdom: a mixed-methods survey study. BMC Complement Med Ther 2025;25:380.
- Loukas S, Filippa M, Sa de Almeida J, et Newborn’s neural representation of instrumental and vocal music as revealed by fMRI: a dynamic effective brain connectivity study. Hum Brain Mapp 2024;45:e26724.
- Haslbeck FB, Jakab A, Held U, et Creative music therapy to promote brain function and brain structure in preterm infants: a randomized controlled pilot study. Neuroimage Clin 2020;25:102171.
- Dewan MV, Jungilligens J, Kobus S, et The effect of live music therapy on white matter microstructure in very preterm infants: a randomized controlled trial. Eur J Paediatr Neurol 2024;51:132-9.
- Sa de Almeida J, Baud O, Fau S, et Music impacts brain cortical microstructural maturation in very preterm infants: a longitudinal diffusion MR imaging study. Dev Cogn Neurosci 2023;61:101254.
- Sa de Almeida J, Lordier L, Zollinger B, et Music enhances structural maturation of emotional processing neural pathways in very preterm infants. Neuroimage 2020;207:116391.